BLOG MATEMATICO di Umberto Cerruti


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27 Luglio 2008


Frazioni e periodi


Periodi

Introduciamo due notazioni.

La scrittura    a | b    è un modo veloce per asserire che " a divide b". Per esempio 3 | 15, 641 | (232 + 1), (x + y) | (x2 - y2), ...

L'espressione    z mod n    denota il resto della divisione di z per n.

Per esempio 25 mod 7 = 4, 15 mod 3 = 0, 48 mod 10 = 8, 231 mod 31 = 2, ...

Nel seguito utilizzeremo, senza particolari commenti, le seguenti (ben note) proprietà
(Ricordo che due interi si dicono coprimi se non hanno fattori in comune (ovviamente 1 non viene considerato))

-------------------------------------------------------------------
Se a è coprimo con c, e a | bc allora a | b.

a mod n = b mod n se e solo se n | (a - b)
-------------------------------------------------------------------

L'ambiente algebrico in cui ci muoviamo è Zn, ovvero l'insieme dei possibili resti della divisione per n

Zn = {0, 1, 2, ... , n-1}

Qualsiasi intero z è rappresentato in Zn, mediante il suo resto z mod n.

In Zn è contenuto un sottoinsieme molto interessante, che indichiamo con Un

Un è l'insieme degli elementi di Zn coprimi con n.
(1) Esempi

U5 = {1, 2, 3, 4}

U6 = {1, 5}

U9 = {1, 2, 4, 5, 7, 8}

U15 = {1, 2, 4, 7, 8, 11, 13 14}

Se due interi a, b, non hanno fattori in comune con n, è ovvio che anche il loro prodotto è coprimo con n. Quindi in Un è definita, in modo naturale, una operazione di prodotto: si prendono due elementi a, b in Un, li si moltiplica tra di loro, e si prende infine il resto della divisione per n, in modo da ritornare in Un.
(2) Esempio

Prodotto in U15

7*8 = 56 mod 15 = 11; 11*13 = 143 mod 15 = 8; 42 = 16 mod 15 = 1; 13*7 = 91 mod 15 = 1 ...

La prima proprietà di Un che dimostriamo è la legge di semplificazione
(3) Proposizione

Siano a, x, y elementi di Un. Allora

a*x = a*y   implica   x = y

Dimostrazione

L'ipotesi a*x = a*y in Un significa che ax mod n = ay mod n, e quindi n | (ax - ay).
Poiché n | a(x - y) ed n è coprimo con a, n deve dividere x - y, e pertanto x = y.

Diciamo ordine di un insieme X il numero degli elementi di X (questo numero è detto anche cardinalità di X).

Denotiamo con #X l'ordine di X.

Poniamo φ(n) = #Un. La funzione φ è detta funzione di Eulero, ed è estremamente importante in tutta la teoria dei numeri.

(4) Proposizione

Ogni elemento a di Un possiede un inverso, ovvero

"aÎUn $bÎUn : a*b = 1
(per ogni a in Un esiste un b in Un tale che a*b = 1)

Dimostrazione

Poniamo fa(x) = a*x, e q = φ(n) = #Un.
Poniamo Un = {x1, x2, ... , xq}.
Per la proposizione (3) gli elementi fa(x1), fa(x2), ... , fa(xq) sono tutti distinti, e pertanto sono i q elementi di Un.
Dal momento che 1 Î Un, deve esistere un b in Un tale che fa(b) = 1, e segue la tesi.

(5) Esempio

Nelle due righe sottostanti elenchiamo gli elementi di U15 e i rispettivi inversi

1  2  4  7  8  11 13 14
1  8  4  13 2  11 7  14
Nel corso della dimostrazione della Proposizione (4) è stata fatta questa utile osservazione:
(6) Osservazione

Sia a un elemento di Un.

Se Un = {x1, x2, ... , xq}, allora {a*x1, a*x2, ... , a*xq} è una permutazione di Un
Siamo ora in grado di dimostrare il famoso Teorema di Eulero
(7) Teoremi di Eulero e di Fermat

Per ogni a in Un

aφ(n) mod n = 1 (Eulero)

se n è primo, an-1 mod n = 1 (Fermat)

Dimostrazione

Per quanto detto nella Osservazione (6)

∏xi = ∏(a*xi),     con 1 ≤ i ≤q

da cui segue
∏xi = aφ(n)∏xi mod n

e infine (semplificando) aφ(n) mod n = 1.

Il Teorema di Fermat segue subito, dal momento che se n è primo allora φ(n) = n-1 (perché tutti gli interi positivi che precedono p sono coprimi con p).

Vediamo come si calcola φ(n).
Calcolo di φ(n)

Se p è primo, φ(pe) è, per definizione, il numero degli interi positivi che precedono pe e sono coprimi con pe. Equivalentemente φ(pe) è il numero degli interi positivi che precedono pe e non sono divisibili per p. Poiché un intero ogni p è divisibile per p, ci sono, tra 1 e pe, esattamente pe/p = pe-1 interi divisibili per p.

Dunque φ(pe) = pe - pe-1 = pe-1(p - 1).

Non è difficile provare che se a, b sono interi coprimi allora φ(ab) = φ(a)φ(b).

Da quanto detto segue che se conosciamo la decomposizione di n nel prodotto di primi


n = p1e1p2e2 ... pcec

allora possiamo cacolare φ(n) con questa formula

φ(n) = ∏pjej-1(pj - 1), con 1 ≤ j ≤ c
Possiamo adesso arrivare al concetto fondamentale di questo Blog: il periodo.

Per il Teorema di Eulero, se a è coprimo con n, l'insieme S degli interi positivi s tali che as = 1 mod n non è vuoto, infatti φ(n) Î S. Ogni insieme non vuoto S di interi positivi possiede un minimo. Diciamo t questo minimo: t è, per definizione, il periodo di a modulo n.

(8) Definizione di periodo

Dato a coprimo con n, il periodo di a modulo n è il minimo intero positivo t tale che at = 1 mod n.

Se a è coprimo con n, denotiamo con pern(a) il suo periodo modulo n.

(9) Esempi

Gli esempi sono formati da due righe, nella prima appaiono gli elementi di Un, nella seconda i rispettivi periodi.

--- n = 7 ---

1,2,3,4,5,6
1,3,6,3,6,2
--- n = 15 ---
1,2,4,7,8,11,13,14
1,4,2,4,4, 2, 4, 2
--- n = 21 ---
1,2,4,5,8,10,11,13,16,17,19,20
1,6,3,6,2, 6, 6, 2, 3, 6, 6, 2
--- n = 23 ---
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9,10,11,12,13,14,15,16,17,18,19,20,21,22
1,11,11,11,22,11,22,11,11,22,22,11,11,22,22,11,22,11,22,22,22, 2
Per comprendere meglio ed esercitarci con la funzione pern(a), osserviamo attentamente gli Esempi (9).

Naturalmente, per ogni n, pern(1) = 1: 1 è sempre il primo elemento che appare nella prima come nella seconda riga.

Al medesimo tempo 1 è sempre l'unico elemento di Un che ha periodo 1, come segue dalla definizione stessa di periodo.

Per ogni n, i numeri che appaiono nella seconda riga ( i periodi) dividono la lunghezza della prima riga (che è φ(n) = #Un).

Quando n è primo (n = 7, n = 23) vi sono elementi di periodo n-1 (per7(3) = 6, per23(5) = 22).

In effetti queste osservazioni sono sempre vere:

(10) Lemma e Teorema

Premettiamo, senza dimostrazione, il seguente

Lemma 10

10-a

Se n è primo e q è un intero positivo qualsiasi, esistono al più q elementi a Î Un tali che aq = 1 mod n.

10-b

Dati a, b Î Un, esiste un elemento c Î Un tale che

pern(c) = mcm(pern(a), pern(b))
(mcm(x, y) è il minimo comune multiplo di x e y)

Teorema 10

(10-1) pern(a) = 1 se e solo se a = 1
(10-2) dati comunque a, n, x     ax = 1 mod n   implica   pern(a) | x
(10-3) se n è primo esiste sempre un a tale che pern(a) = n - 1

(10-4) se a Î Un allora pern(a) | φ(n)

(10-5) se n è primo e a Î Un allora pern(a) | n - 1

(10-6) se a Î Un e pern(a) = t, allora per ogni divisore d di t esiste in Un almeno un elemento di periodo d

(10-7) se n è primo, esistono in Un elementi di periodo d, per ogni divisore d di n - 1

Dimostrazione

(10-1)

Evidente.

(10-2)

Supponiamo

(A)   ax = 1 mod n

Osserviamo che ax = 1 mod n implica a Î Un. Pertanto è definito il periodo di a modulo n.
Poniamo t = pern(a).
Se dividiamo x per t otteniamo

x = qt +r

dove q è il quoziente della divisione e r è il resto    0 ≤ r < t.
Allora si ha

1 = ax = aqt+r = (at)qar = ar mod n

ove si è utilizzato il fatto che at = 1 mod n. Ricordiamo ora che t è il minimo intero positivo che verifica (A). Poiché anche r verifica (A) ed è strettamente minore di t, r non può essere positivo, e pertanto è nullo. Segue che x = qt, e la 10-2 è dimostrata.

(10-3)

Supponiamo n primo.

Diciamo m il minimo comune multiplo dei periodi degli elementi di Un

m = mcm({pern(a) : a Î Un})

Per il Teorema di Fermat 7 e la proprietà 10-2 appena provata si ha che pern(a) | n - 1, per ogni a Î Un. Pertanto
m | n - 1 e, in particolare, m ≤ n - 1.

Poiché pern(a) divide m per ogni a Î Un, si ha, per ogni a Î Un, am = 1 mod n. Un contiene n - 1 elementi, e tutti soddisfano l'equazione am = 1 mod n. Pertanto per il Lemma 10-b n - 1 ≤ m, e segue n - 1 = m. Dal momento che n - 1 è il minimo comune multiplo dei periodi degli elementi di Un, per il Lemma 10-b (applicato ripetutamente) esiste in Un un elemento di periodo n-1.

(10-4)

Deriva dal Teorema di Eulero e dalla 10-2.

(10-5)

Deriva dal Teorema di Fermat e dalla 10-2.

(10-6)

Se d | t, allora t = sd. E' facile vedere che as ha periodo d.

(10-7)

Deriva dalla 10-3 e dalla 10-6.

Frazioni

Ci occuperemo ora di frazioni, ovvero di numeri razionali, della forma x = m/n, dove m ed n sono interi.

Ovviamente possiamo supporre, senza restrizioni, che le frazioni siano ridotte, ovvero che il numeratore e il denominatore siano coprimi.

Ci limiteremo inoltre al caso in cui m ed n siano entrambi positivi.

Dividendo m per n abbiamo:

m = qn + r

dove q, r sono rispettivamente il quoziente e il resto della divisione. Si ha sempre: 0 ≤ r < n. Dividendo entrambi il lati per n:

m/n = q + r/n

L'intero q è detto parte intera di x, e si denota con [x]. Il razionale (strettamente minore di 1) r/n è detto parte frazionaria di x, e si denota con {x}. Quanto ci interessa non dipende per nulla dalla parte intera. Possiamo quindi supporre che x sia strettamante compreso tra 0 ed 1, ovvero x = {x}.

Riassumendo, riterremo sempre tacitamente verificate le seguenti ipotesi, dato x = m/n:

  1. m, n sono interi positivi
  2. MCD(m, n) = 1
  3. m < n

Apparentemente la notazione m/n dice già tutto. Si divide l'unità in n parti, e di queste se ne prendono m. C'è qualcosa di non ancora rivelato?

E' possibile scoprire cose nuove semplicemente scrivendo m/n in un altro modo?

In effetti i metodi escogitati dall'uomo per identificare e scrivere i numeri sono estremamente interessanti, e hanno una loro interiore efficacia, spesso inattesa.

Attualmente la notazione più utilizzata è quella posizionale in base B (nel seguito B è sempre un intero positivo maggiore di 1).

Denotiamo con ci le cifre. Le cifre sono comprese tra 0 e B-1.

Il numero x = m/n si scrive in base B, in modo unico, così:

(B)   x = 0,c0c1c2c3c4...

la scrittura (B) significa, come è ben noto, che

(C)   x = c0B-1 + c1B-2 + c2B-3 + ....

Per esempio, se x = 1/4 e B = 10, allora x = 0,25 = 2/10 + 5/100. La scrittura (B) di x si dice espressione B-naria di x.

L'espressione B-naria di x = m/n si trova attraverso successive divisioni per il denominatore n.

Vediamo tre esempi in base 10.

(11) Esempi

Base B = 10.

(11-1)
x = 3/4

10 ´ 3 = 7 ´ 4 + 2
10 ´ 2 = 5 ´ 4 + 0

Quindi 3/4 = 0,75

(11-2)
x = 4/7

10 ´ 4 = 5 ´ 7 + 5
10 ´ 5 = 7 ´ 7 + 1
10 ´ 1 = 1 ´ 7 + 3
10 ´ 3 = 4 ´ 7 + 2
10 ´ 2 = 2 ´ 7 + 6
10 ´ 6 = 8 ´ 7 + 4
10 ´ 4 = 5 ´ 7 + 5
10 ´ 5 = 7 ´ 7 + 1
... ...

Quindi 4/7 = 0,57142857...

(11-3)
x = 5/12

10 ´ 5 = 4 ´ 12 + 2
10 ´ 2 = 1 ´ 12 + 8
10 ´ 8 = 6 ´ 12 + 8
10 ´ 8 = 6 ´ 12 + 8
... ...

Quindi 5/12 = 0,4166...

In questi tre esempi abbiamo i tre casi possibili:

0,75, sviluppo finito
0,57142857..., sviluppo puramente periodico
0,4166..., sviluppo periodico

Conveniamo di scrivere in rosso la parte che si ripete per sempre. Allora i tre casi diventano:

3/4 = 0,75
4/7 = 0,571428
5/12 = 0,416

Diciamo lunghezza del periodo il numero delle cifre che si ripetono (secondo la nostra convenzione è il numero delle cifre scritte in rosso).
Quindi 4/7 ha periodo di lunghezza 6, e 5/12 ha periodo lungo 1.
Se lo sviluppo è periodico, ma non puramente periodico, vi è un antiperiodo. Per esempio 5/12 ha un antiperiodo di lunghezza 2 formato dalle cifre 41.

Formalizziamo ora la procedura che trasforma un razionale x = m/n nella sua espressione B-naria.

(12) Procedura di trasformazione frazione -> espressione B-naria

Sia dato x = m/n.

Poniamo r0 = m.

B ´ r0 = c0 ´ n + r1
B ´ r1 = c1 ´ n + r2
...
B ´ rk = ck ´ n + rk+1
...

I ck, k = 0, 1, 2, ..., k, ... sono le cifre della espressione binaria.
La successione rk, k = 0, 1, 2, ..., k, ..., viene detta successione dei resti.

La procedura appare evidente non appena si esegua, manualmente, qualche trasformazione.

Questa procedura si può sempre effettuare all'infinito: ad ogni passo si divide un certo intero per n (non nullo), e questo è sempre possibile. La procedura termina in un modo, che non è un vero e proprio terminare quanto piuttosto un seguitare all'infinito in maniera prevedibile.

Termina in due casi diversi.

1) Termina se un resto rj è nullo: in questo caso tutte le cifre successive sono 0.

2) Termina quando si trova un resto già apparso in precedenza.

Nel caso 2) la sequenza dei resti è periodica. Se 0 ≤ k < h e rk = rh, allora si avrà rk+1 = rh+1, rk+2 = rh+2, ..., rk+(h-k) = rh = rk, ... Se poniamo t = h - k, la sequenza dei resti è periodica con periodo t a partire da rk, ovvero

" i ≥ k, ∀ s ≥ 0    ri = ri+st

Si badi bene che, se la procedura non termina con resto 0, necessariamente si ripeterà un resto, perchè ad agni passo si divide per n, e ci sono soltanto n-1 resti non nulli.

Osserviamo inoltre che la cifra ck è determinata dal resto rk, infatti se dividiamo per n l'espressione

B ´ rk = ck ´ n + rk+1

otteniamo
(B ´ rk)/n = ck + rk+1/n

Poiché rk+1 < n si ha che 0 ≤ rk+1/n < 1. Quindi rk+1/n = {(B ´ rk)/n} e ck = [(B ´ rk)/n].

Pertanto le successioni dei resti e delle cifre sono entrambe finite oppure periodiche.

Possiamo ora dimostrare un importante Teorema.

(13) Teorema

Un numero reale α è razionale se e solo se il suo sviluppo B-nario (in qualsiasi base B) è finito oppure periodico.

Dimostrazione

Ovviamente è suffiente provare il teorema per i numeri reali compresi tra 0 ed 1, (quelli con parte intera 0).

Abbiamo appena visto che, se α è razionale allora, indipendentemente dalla base B, il suo sviluppo B-nario è finito oppure è periodico. Proviamo allora il viceversa. Il caso dello sviluppo finito è banale. Supponiamo che lo sviluppo di α sia periodico:

α = 0,c0c1...ck-1ckck+1....ch-1

Evidentemente α è razionale se e solo se lo è β

β = 0,ckck+1....ch-1

β è, per definizione, la somma di questa serie:

β = (ck´B-1 + ck+1´B-2 + ... + ch-1´B-t) + (ck´B-(t+1) + ck+1´B-(t+2) + ... + ch-1´B-2t) + ...

(dove si sono associati i blocchi di lunghezza uguale al periodo t = h - k)

Poniamo S = ckBt-1 + ck+1Bt-2 + ... ch-2B + ch-1. Si noti che S, scritto in B-nario, è il numero ckck+1...ch-1.

Segue che

β = S(B-t + B-2t + ... + B-it + ...)

Ricordiamo che se 0 < b < 1, allora 1 + b + b2 + ... + bi + ... = 1/(1 - b) (vedi per esempio il Blog In onore di Pi)

Pertanto b + b2 + ... + bi + ... = 1/(1 - b) - 1 = b/(1 - b). Ponendo b = B-t otteniamo

B-t + B-2t + ... + B-it + ... = 1/(Bt - 1)

e infine

β = S/(Bt - 1) = ckck+1...ch-1/(Bt - 1)

Quindi β è un razionale. Di conseguenza lo è anche α, e il teorema è dimostrato.

L'ovvio Corollario del Teorema (13) ci mette in grado di scrivere facilmente lo sviluppo B-nario di numeri reali che sono certamente irrazionali!
(14) Corollario

Se lo sviluppo B-nario di un numero reale è infinito e non periodico, allora il numero stesso è irrazionale.

Per esempio il numero

gB = 0,10100100010000100000100000001....

formato, nella parte decimale, da uno intercalati, successivamente, da 1, 2, 3, 4, 5 ... zeri è non periodico, e pertanto è irrazionale!

Si noti che gB non è un numero, ma rappresenta infiniti numeri diversi (tutti irrazionali) al variare della base B.

Precisamente

gB = B1 + B2 + B3 + .... + Bn + ...

dove τn è l'n-esimo numero triangolare, τn = n(n+1)/2 (vedi Quadrati Triangolari e Ricorrenze, dove però τn è denotato con Pn(3))

Per B = 2, 3, 4 abbiamo

g2 = 0,6416325606...
g3 = 0,3717591173...
g4 = 0,2658700952...
(i numeri sono scritti in base 10)

(e ovviamente g10 = 0,1010010001... :)

I Periodi delle Frazioni

Data la frazione x = m/n si scriva il suo sviluppo B-nario, x = 0,c0c1...ck-1ckck+1....ch-1.

In questo paragrafo risponderemo, tra l'altro, a queste domande:

Quali sono le lunghezze del periodo e dell'antiperiodo? Quando lo sviluppo di x è finito? Quando è puramente periodico? La lunghezza t del periodo dipende dal numeratore m? Si può eprimere in modo diretto t come funzione della base B e del denominatore n?

Ci servono un paio di definizioni.

(15) Definizioni di νB(n), θB(n), ρB(n)

Supponiamo che la decomposizione di B nel prodotto di numeri primi sia


B = p1e1p2e2 ... pcec
Diciamo che un intero g è un intero B-adico se la sua decomposizione nel prodotto di numeri primi è


g = p1f1p2f2 ... pcfc
dove gli esponenti fj sono interi qualsiasi non negativi. Gli fj possono benissimo essere 0: per esempio il numero 1 è un intero B-adico su qualsiasi base B (ed è l'unico intero che gode di questa proprietà). Quello che conta è che l'insieme dei primi che dividono g sia contenuto nell'insieme dei primi che dividono B.

E' evidente che se n è un intero B-adico esiste sempre un esponente s tale che n | Bs. Diciamo il più piccolo di questi s B-altezza di n. La B-altezza dell'intero B-adico n sarà denotata con νB(n). Si ricordi sempre che la B-altezza è definita solo se n è un intero B-adico.

Il numero 1, per ogni base B, è l'unico intero che ha B-altezza 0.

Esempi

νB(1) = 0.
ν45(9) = 1.
ν45(75) = 2.
ν10(8) = 3.
ν10(50) = 2.
ν30(9) = 2.
ν30(75) = 2.
ν30(8) = 3.
ν30(50) = 2.

Alcune osservazioni.

Basi diverse possono avere lo stesso insieme di interi B-adici. Per esempio n è 15-adico se e solo se è 45-adico. Però possono cambiare le altezze, cioè le rispettive funzioni νB, anche se definite sugli stessi insiemi, non sono uguali. Per esempio ν45(9) = 1, mentre ν15(9) = 2.

Dato un intero positivo n diciamo parte B-adica di n il più grande intero B-adico che divide n. Denoteremo la parte B-adica di n con θB(n).

Diciamo poi parte B-prima di n l'intero ρB(n) = n/θB(n). Chiaramente ρB(n) è il più grande divisore di n coprimo con B.

Esempi

n       =  90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100
θ10(n)   = 10  1  4  1  2  5  32 1  2  1 100
θ6(n)    = 18  1  4  3  2  1  96 1  2  9 4
Vi sono due casi estremi: se n è un intero B-adico allora θB(n) = n e ρB(n) = 1, se n è coprimo con B θB(n) = 1 e ρB(n) = n.
Siamo in grado di determinare le lunghezze dell'antiperiodo e del periodo, e di comprenderne il significato.
(16) Teorema

Sia x = 0,c0c1...ck-1ckck+1....ch-1 lo sviluppo B-nario di x = m/n.

Sia n = θB(n)ρB(n) (vedi le Definizioni (15)).

Allora k è la B-altezza di θB(n) e t è il periodo di B modulo ρB(n).

Dimostrazione

Ricordiamo la procedura per il calcolo delle cifre di x in base B:

Si pone r0 = m.

B ´ r0 = c0 ´ n + r1
B ´ r1 = c1 ´ n + r2
...
B ´ rk = ck ´ n + rk+1
...

Vediamo l'intera procedura modulo n. Poiché n = 0 mod n, la procedura diventa

B ´ r0 = r1 mod n
B ´ r1 = r2 mod n
...
B ´ rk = rk+1 mod n
...

La prima riga si può riscrivere Bm = r1 mod n, e la seconda B(Bm) = r2 mod n = B2m mod n, e così via. Quindi, in generale

(D)   Bjm = rj mod n

La (D) vale per ogni intero j ≥ 0.

Abbiamo osservato più volte che la sequenza dei resti è periodica. Esistono k, h minimi 0 ≤ k < h tali che rk = rh.

Sappiamo che k è la lunghezza dell'antiperiodo e t = h - k è la lunghezza del periodo. Se rk = rh, dalla (D) si ottiene

Bhm = Bkm mod n

e pertanto n divide Bhm - Bkm = m(Bh - Bk). Poiché per ipotesi m ed n sono coprimi, n deve dividere Bh - Bk. Infine si ha

(E)    n | Bk(Bt - 1)

Ricordiamo le Definizioni (15) e poniamo u = θB(n) e v = ρB(n).

Poiché Bt - 1 è coprimo con B, la (E) vale se e solo se u | Bk e v | (Bt - 1). A noi interessano i più piccoli u e v. Da quanto precede dovrebbe essere chiaro che

k = νB(u)
t = perv(B)

Il Teorema (16) ha due interessanti Corollari.
(17) Corollario 1

Un numero razionale x = m/n ha sviluppo finito in base B se e solo se n è un intero B-adico.

Dimostrazione

Se x ha sviluppo finito 0,c0c1...ck-1, allora x = m/n =c0c1...ck-1/Bk = s/Bk. Segue che n | Bk e pertanto n è B-adico.

Viceversa, se n è B-adico, esiste un k tale che n | Bk, ovvero Bk = sn. Allora x = m/n = (sm)/Bk, e x ha sviluppo finito in base B.

(18) Corollario 2

Un numero razionale x = m/n ha sviluppo puramente periodico in base B se e solo se n è coprimo con B.

Dimostrazione

Per definizione x ha sviluppo puramente periodico in base B se e solo se l'antiperiodo ha lunghezza 0. Per il teorema 16 questo è vero se e solo se l'altezza della parte B-adica di n è zero. Questo equivale a dire che la parte B-adica di n è 1: dunque n coincide con la sua parte B-prima.

Riassumendo
Dati x = m/n e la base B:

Lo sviluppo di x in base B è finito se e solo se θB(n) = n (Equivalentemente ρB(n) = 1)

In tutti gli altri casi lo sviluppo è periodico con lunghezza del periodo t = pern(B). Inoltre

Lo sviluppo è puramente periodico se e solo se θB(n) = 1. Altrimenti esiste un antiperiodo di lunghezza νB(n)

Siamo ora in grado di descrivere una procedura (inversa della 12) che produce la frazione partendo da una base B data e da un antiperiodo e un periodo desiderati.
(19) Procedura di trasformazione espressione B-naria -> frazione

Supponiamo assegnati:

una base B
un antiperiodo c0c1...ck-1
un periodo ckck+1....ch-1

Vogliamo trovare la frazione x = m/n alla quale corrisponde lo sviluppo B-nario α = 0,c0c1...ck-1ckck+1....ch-1

La lunghezza dell'antiperiodo è k, la lunghezza del periodo è t = h - k.

Prima di tutto trasformiamo l'antiperiodo e il periodo in numeri:

nant = c0Bk-1 + c1Bk-2 + ... + ck-1

nper = ckBt-1 + ck+1Bt-2 + ... + ch-1

Nel corso della dimostrazione del Teorema 13 abbiamo visto che β = nper/(Bt - 1) = 0,ckck+1....ch-1

Adesso dobbiamo fare spazio all'antiperiodo, dobbiamo aggiungere k zeri dopo la virgola a β. Calcoliamo dunque β' = β/Bk

L'antiperiodo viene rappresentato dal numero B-adico γ = nant/Bk

E infine, sommandoli, otteniamo α = γ + β'

α = nant/Bk + nper/(Bk(Bt - 1))
Vediamo insieme alcuni esempi
Esempi

Scegliamo questa forma numerica, che si può leggere in tutte le basi:

α = 0,111100

I dati seguenti restano fissi per ogni base B:

ant = 11
per = 1100
k = 2
t = 4

Ora calcoliamo il valore delle frazioni corispondenti per le basi B = 2, 8, 10.

B = 2
nant = 3
nper = 12

α = 3/22 + 12/(22(24-1) = 3/4 + 12/(4´15) = 3/4 + 12/60 = 19/20

B = 8
nant = 9
nper = 576

α = 9/82 + 576/(82(84-1) = 9/64 + 576/(64´4095) = 9/64 + 576/262080 = 4159/29120

B = 10
nant = 11
nper = 1100

α = 11/102 + 1100/(102(104-1) = 11/100 + 1100/(100´9999) = 11/100 + 1100/999900 = 10099/90900

Si noti la forma numerica di α può sembrare ambigua.

Infatti la forma seguente dà luogo allo stesso numero:

α = 0,11110011

In questo caso i parametri sono

ant = 1111
per = 0011
k = 4
t = 4

Naturalmente rifacendo i calcoli si trovano le stesse frazioni.

Una analisi più approfondita fa sparire la ambiguità. La lunghezza del periodo, ricordiamolo, è νBB(n)), ovvero l'altezza della parte B-adica di n. Con B = 2 si ha n = 20, la parte 2-adica è 4 che ha altezza 2. Con B = 8 si ha n = 29120 = 26 ´ 5 ´ 7 ´ 13, la parte 8-adica è 64 che ha altezza 2. Con B = 10 si ha n = 90900, la cui parte 10-adica è 100 che ha altezza 2.

In tutti i tre casi, se eseguite la procedura di trasformazione frazione - espressione B-naria, osserverete che la sequenza dei resti comincia a ripetersi da r2. Quindi l'antiperiodo ha lunghezza 2, e l'espresione corretta di α è la prima che è stata data.

Molti lettori, amanti dei numeri, avranno certamente osservato che 1/7 = 0,142857 e che

142 + 857 = 999

Questo fatto non è casuale, è un caso particolare del famoso Teorema di Midy, che vedremo nel prossimo paragrafo.

Il Teorema di Midy

Per il Teorema di Midy ci servono due Lemmi

(20-1) Lemma

Supponiamo n primo.

Se a Î Un e t = pern(a) = 2h, allora ah = n-1 mod n.

Dimostrazione

Per ipotesi a2h = 1 mod n. Poniamo z = ah mod n. Allora z2 = 1 mod n. Per il Lemma 10-a, con q = 2, esistono al più due soluzioni di z2 = 1. Effettivamente esse esistono e sono ovviamente 1, -1. Si noti che -1 = n-1 mod n. Non si può avere z = 1 mod n, perché altrimenti avremmo ah = 1 (mod n) e il periodo di non sarebbe 2h. Quindi z = ah = n-1 mod n.

Esempio

n = 43, a = 2
per43(2) = 14
27 = 42 mod 43

(20-2) Lemma

Supponiamo che α sia un numero reale positivo non intero.

Allora [-α] = -[α] - 1

Dimostrazione

Supponiamo che [α] = b. Per definizione b è il più grande intero minore di α. Ovvero b < α < b + 1.

Quindi -(b + 1) < α < - b, e segue la tesi.

(21) Teorema di Midy

Supponiamo n primo e B non divisibile per n.
Supponiamo che la frazione x = m/n abbia periodo pari, t = 2h.

x = 0,c0c1...c2h-1

Allora se si divide il periodo in due parti U e V di lunghezza h, la sequenza delle cifre di V è il complemento a B-1 della sequenza delle cifre di U.

Equivalentemente:    cj + cj+h = B - 1    per ogni j, con 0 ≤ j ≤ h-1

Si noti che se consideriamo U e V come numeri interi e non soltanto come successioni di cifre, allora il teorema asserisce che

U + V = Bh - 1

Dimostrazione

Vediamo un esempio, per chiarire quanto vogliamo provare.

Siano x = 51/73 e B = 10. Allora x = 0,69863013. Abbiamo t = 8, h = 4.

U = 6986, V = 3013 e 6986 + 3013 = 9999 = 104 - 1.

Sappiamo che, nelle ipotesi fatte, lo sviluppo B-nario di x è puramente periodico.
La successione delle cifre è c0c1...c2h-1c0c1....
La successione dei resti sia r0 = m, r1, ..., rh-1, rh = r0, rh+1 = r1 ...

La lunghezza t del periodo è il periodo di B modulo n: t = 2h = pern(B). Dal Lemma 20-1 segue che Bh = - 1 mod n (scriviamo -1 invece di n-1 per comodità). Ricordando che rk = Bkr0 mod n, si ottiene che
rh = - r0 mod n, rh+1 = - r1 mod n, e in generale rj+h = n - rj (torniamo a scrivere, correttamente, n - a, invece di -a mod n) per ogni j, con 0 ≤ j ≤ h-1.

Ovvero la successione dei resti si divide in due parti di lunghezza h, dove i resti della seconda parte sono i complementi a n dei resti della prima parte. Nell'esempio fatto (x = 51/73) la successione dei resti è 51, 72, 63, 46, 22, 1, 10, 27. In effetti si ha che 51 + 22 = 73, 72 + 1 = 73, 63 + 10 = 73, 46 + 27 = 73.

Consideriamo un indice s = j + h, con 0 ≤ j ≤ h-1. Abbiamo visto che rs = n - rj. Sappiamo che i resti determinano le cifre secondo questa formula:

cs = [Brs/n]

Quindi cs = [Brs/n] = [B(n - rj)/n] = B + [ - Brj/n] = B - [Brj/n] - 1, per il Lemma 20-2.

Del resto

cj = [Brj/n]

e pertanto cs = B - cj - 1 e infine

∀j  0 ≤ j ≤ h-1   cj+h + cj = B - 1
Questi sono i primi p minori di 1000 tali che la base 10 ha periodo pari modulo p (questa sequenza si trova su OEIS (vedi il Blog Sul numero dei gruppi finiti di un certo ordine))

7, 11, 13, 17, 19, 23, 29, 47, 59, 61, 73, 89, 97, 101, 103, 109, 113, 127, 131, 137, 139, 149, 157, 167, 179, 181, 193, 197, 211, 223, 229, 233, 241, 251, 257, 263, 269, 281, 293, 313, 331, 337, 349, 353, 367, 373, 379, 383, 389, 401, 409, 419, 421, 433, 449, 457, 461, 463, 487, 491, 499, 503, 509, 521, 541, 557, 569, 571, 577, 593, 601, 607, 617, 619, 641, 647, 653, 659, 661, 673, 677, 691, 701, 709, 727, 739, 743, 761, 769, 809, 811, 821, 823, 829, 857, 859, 863, 877, 881, 887, 929, 937, 941, 953, 967, 971, 977, 983, 997

Si tratta di 109 primi su 168 primi minori di 1000.

Segue l'elenco delle lunghezze dei 109 periodi di 10 modulo questi primi

6, 2, 6, 16, 18, 22, 28, 46, 58, 60, 8, 44, 96, 4, 34, 108, 112, 42, 130, 8, 46, 148, 78, 166, 178, 180, 192, 98, 30, 222, 228, 232, 30, 50, 256, 262, 268, 28, 146, 312, 110, 336, 116, 32, 366, 186, 378, 382, 388, 200, 204, 418, 140, 432, 32, 152, 460, 154, 486, 490, 498, 502, 508, 52, 540, 278, 284, 570, 576, 592, 300, 202, 88, 618, 32, 646, 326, 658, 220, 224, 338, 230, 700, 708, 726, 246, 742, 380, 192, 202, 810, 820, 822, 276, 856, 26, 862, 438, 440, 886, 464, 936, 940, 952, 322, 970, 976, 982, 166

I primi p minori di 1000 tali che la base 2 ha periodo pari modulo p sono 117:

3, 5, 11, 13, 17, 19, 29, 37, 41, 43, 53, 59, 61, 67, 83, 97, 101, 107, 109, 113, 131, 137, 139, 149, 157, 163, 173, 179, 181, 193, 197, 211, 227, 229, 241, 251, 257, 269, 277, 281, 283, 293, 307, 313, 317, 331, 347, 349, 353, 373, 379, 389, 397, 401, 409, 419, 421, 433, 443, 449, 457, 461, 467, 491, 499, 509, 521, 523, 541, 547, 557, 563, 569, 571, 577, 587, 593, 613, 617, 619, 641, 643, 653, 659, 661, 673, 677, 683, 691, 701, 709, 733, 739, 757, 761, 769, 773, 787, 797, 809, 811, 821, 827, 829, 853, 857, 859, 877, 883, 907, 929, 941, 947, 953, 971, 977, 997

E queste sono le lunghezze dei periodi:

2, 4, 10, 12, 8, 18, 28, 36, 20, 14, 52, 58, 60, 66, 82, 48, 100, 106, 36, 28, 130, 68, 138, 148, 52, 162, 172, 178, 180, 96, 196, 210, 226, 76, 24, 50, 16, 268, 92, 70, 94, 292, 102, 156, 316, 30, 346, 348, 88, 372, 378, 388, 44, 200, 204, 418, 420, 72, 442, 224, 76, 460, 466, 490, 166, 508, 260, 522, 540, 546, 556, 562, 284, 114, 144, 586, 148, 612, 154, 618, 64, 214, 652, 658, 660, 48, 676, 22, 230, 700, 708, 244, 246, 756, 380, 384, 772, 786, 796, 404, 270, 820, 826, 828, 852, 428, 858, 876, 882, 906, 464, 940, 946, 68, 194, 488, 332

Concludiamo con due domande. La risposta alla prima è nota, mentre nessuno sa rispondere alla seconda.

Due domande

Domanda 1

Abbiamo visto che, se n è primo, pern(B) divide sempre n - 1, per ogni base B coprima con n.

Il numero 561 non è primo. Però si può constatare che per561(B) divide 560 per ogni base coprima con 561.

Per esempio se B = 10, 500/561 = 0.8912655971479500 ha periodo 16, ovvero per561(10) = 16, che divide 560.

Potete verificare che questo vale per ogni base B che non sia divisibile per 3, 11 e 17.

Esistono altri numeri non primi con questa proprietà? Come si possono caratterizzare? Ce ne sono infiniti?

Domanda 2

Se n è primo, può accadere che una base B abbia periodo n - 1 (sappiamo che in ogni modo pern(B) divide n - 1).

Questi sono i primi p minori di 1000 tali che 10 ha il massimo periodo possibile p - 1:

7, 17, 19, 23, 29, 47, 59, 61, 97, 109, 113, 131, 149, 167, 179, 181, 193, 223, 229, 233, 257, 263, 269, 313, 337, 367, 379, 383, 389, 419, 433, 461, 487, 491, 499, 503, 509, 541, 571, 577, 593, 619, 647, 659, 701, 709, 727, 743, 811, 821, 823, 857, 863, 887, 937, 941, 953, 971, 977, 983

Questo elenco può proseguire all'infinito? (Si veda A001913 in OEIS)

Buone vacanze a tutti! Ci si rivede a Settembre!

Comunicate problemi, soluzioni, novità, url interessanti, critiche, suggerimenti, domande, correzioni inviandomi una lettera!. Nel soggetto inserite 'mathblog'.

12 Marzo 2008


Formule per i numeri primi


1 - Introduzione

Ricevo, con una certa frequenza, lettere di appassionati della teoria dei numeri, non professionisti, che mi annunciano, con giusta trepidazione, di avere risolto il mistero dei numeri primi.

Ma qual è poi questo mistero?

La cosa principale da avere in mente è che esistono due principali punti di vista sui numeri primi:

Nel primo caso le domande sono, per esempio:

Nel secondo, per esempio, tra mille altre:
Si noti che alle domande di tipo A si può sempre rispondere in un tempo finito.

Non è lo stesso per quelle di tipo Q, specialmente quando pongono un quesito preciso. Non è per nulla detto che l'umanità, anche in un remoto futuro, scopra la verità riguardo a Q.3.

Le domande Q.1 e Q.2 non possiedono, per loro stessa formulazione, una risposta univoca. La risposta migliore che abbiamo a Q.1 è data dal Teorema dei Numeri Primi:


(TNP)               p(x) ~ x

log(x)

In (TNP) la funzione p(x) è la funzione che "conta" i primi: p(x) è il numero dei numeri primi che precedono x.

Il (TNP) dice che p(x) è asintoticamente uguale a x/log(x). Ovvero:



lim
x® ¥ 
p(x)log(x)

x
= 1

In questo Blog ci occupiamo esclusivamente dell'approccio algoritmico. Uno degli algoritmi più antichi è certamente il Crivello di Eratostene.

Il Crivello di Eratostene, se portato abbastanza avanti, ci fa vedere tutti i primi minori di N, li scopre: essi sono i sopravvissuti alla cancellazione!

Il Crivello di Eratostene

Scriviamo i numeri interi da 2 a N.

Cancelliamo i multipli di 2, 2 escluso, dalla lista.

Prendiamo il primo intero rimasto dopo 2 (che è 3) e cancelliamo tutti i multipli di 3, 3 escluso, dalla lista.

Prendiamo il primo intero rimasto dopo 3 (che è 5) e cancelliamo tutti i multipli di 5, 5 escluso, dalla lista.

......

Prendiamo il primo intero rimasto dopo pk-1 (che è pk) e cancelliamo tutti i multipli di pk, pk escluso, dalla lista.

......

Fermiamoci quando pk supera la radice quadrata di N.

Poiché ogni numero composto possiede un fattore primo minore o uguale alla sua radice quadrata, gli interi rimasti nella lista sono tutti e soli i primi compresi tra 2 e N.

         Per esempio, per trovare i primi fino a N = 25, poiché 6 è maggiore della radice quadrata di 25, è sufficiente setacciare
         fino a 6:

Lista iniziale: {2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25}

Elimino i multipli propri di 2:

{2, 3, 5, 7, 9, 11, 13, 15, 17, 19, 21, 23, 25}

Elimino i multipli propri di 3:

{2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 25}

Elimino i multipli propri di 5:

{2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23}

Poiché il primo intero sopravvissuto è 7, che è maggiore di 6, sono primi tutti gli interi rimasti.

Chi vuole può esercitarsi con questo Crivello in Java-script, creato da H.B. Meyer, Faust-Gymnasium Staufen


Ma forse molti restano insoddisfatti, e desiderano una formula per i numeri primi.

Ebbene, moltissime formule esistono già in letteratura, tutte inutili al calcolo effettivo, ma vere. Alcune non aggiungono nulla a quanto si sa, sono quasi delle "trovate". Altre invece, pur se inefficaci, sono affascinanti. Ne vedremo alcune.

2 - Una funzione F(x) che vale 0 se e solo se x è un numero primo

Il famoso teorema di Wilson asserisce che un intero n è primo se e solo se:

(TW)     (n - 1)! ≡ -1 (mod n)
Il teorema (TW) dice che un intero n maggiore di 1 è primo se e solo se n divide 1 + (n - 1)!

Equivalentemente: un intero n maggiore di 1 è primo se e solo se il quoziente (1 + (n - 1)!)/n è intero.

H. C. Pocklington nel 1911 introdusse la funzione F(x) così definita


F(x) = F2(x) + Y2 æ
è
1 + G(x)

x
ö
ø
La funzione G è la funzione Gamma di Eulero:

G(x) = ó
õ
¥

0 
tx-1 e-t  dt
Pockilgton dimostrò che, se F e Y sono funzioni reali, limitate, che per x positivo, si annullano se e solo se x è intero, allora
(TP)     Per ogni intero x maggiore di 1, F(x) = 0 se e solo se x è un numero primo
Per esempio questo vale se F(x) = Y(x) = sin(p x).

Pertanto un intero x maggiore di 1 è primo se e solo se

(F1)
F(x) = sin2(px) + sin2 æ
è
p 1 + G(x)

x
ö
ø
= 0

Non è una bella formula? Prendete un qualsiaisi x reale maggiore di 1. Per la (F1), F(x) = 0 se e solo se x è un numero intero primo!

Non è stato, però, svelato alcun mistero.

Spiegazione di (F1)

Basta ricordare questi fatti:

  1. La funzione sin(px) si annulla se e solo se x è un intero.
  2. La funzione G(n), con n intero positivo, vale (n-1)!
  3. Per (TW) (1 + (n-1)!)/n è intero se e solo se n è primo oppure n = 1.

Sotto vedete il grafico di F(x), per x compreso tra 1 e 16:


La F(x) si annulla in
1, 2, 3, 5, 7, 11. 13

La funzione F(x) descrive esattamente l'insieme dei numeri primi. Essa però non dice nulla di più del Teorema di Wilson (TW).

Il Teorema di Wilson, può essere effettivamente utilizzato, con i calcolatori moderni, per testare la primalità di interi non grandi.

Si noti che non è vero, come si legge persino su alcuni testi di teoria dei numeri, che il Teorema di Wilson è inutilizzabile perché x! cresce troppo velocemente. E' verissimo che la crescita di x! è catastroficamente grande, al crescere di x, è una crescita più che esponenziale. Ma è anche vero che noi dobbiamo soltanto calcolare (n - 1)! modulo n, e non (n - 1)! in sè.

Il programma giusto per testare la primalità di n con (TW) non è questo:

x = 1;
for( j = 1, j < n, ++j ) {
x = j * x }
y = x % n;
if( y == n - 1 )
return(1);
else
return(0);
ma questo:
x = 1;
for( j = 1, j < n, ++j ) {
x = (j * x) % n }
if( x== n - 1 )
return(1);
else
return(0);

Frammenti di codice in C. Ricordiamo che a%n è il resto della divisione di a per n, ovvero a%n = a mod n

Si noti che gli interi che intervengono nel calcolo non superano mai n - 1.

Facciamo un esempio. Se n = 132241, (n - 1)! è un numero di 619821 cifre. Occorrono centinaia di pagine per scriverlo. Ma a noi non interessa in realtà 13240!, ma 13240! mod 132241. Gia per n = 9, n! supera 132241, e quindi si riduce:

9! = 362880, pertanto 9! mod 132241 = 98398. Proseguendo

10! mod 132241 = 983980 mod 132241 = 58293, etc....

In tutti i passi non si supera mai n - 1 = 132240.

In questo modo 132240! mod 132241 = 132240 viene calcolato in meno di un secondo sul mio portatile (e questo prova che 132241 è primo).

Il problema non è la crescita di n!, ma il fatto che devo fare n moltiplicazioni e divisioni. Se n ha 80 cifre l'algoritmo deve fare 1080 passi, cosa che è del tutto impraticabile, in tempi umani.

Nella formula (F1) il calcolo della funzione G equivale a quello del fattoriale. Pertanto la (F1), anche se fornisce la risposta esatta per ogni n, è utilizzabile soltanto per interi n piccolissimi. Perfino il teorema di Wilson è preferibile, come si è visto, purché i fattoriale venga calcolato progressivamente modulo n.

3 - Un risultato sorprendente


Ricordiamo che ëaû denota la parte intera di a.

Nel 1946 Mills pubblicò il seguente incredibile risultato

(TM)


Esiste un numero reale q tale che bn =  ë q3n û è primo per n = 1, 2, 3, 4, ...

Il Teorema di Mills (TM) dipende da un risultato di Ingham
(TI)

Esiste una costante k tale che per ogni x tra x e kx5/8 c'è sempre un numero primo.

Il Teorema di Ingham (TI) dà una limitazione alla differenza (gap) tra due primi consecutivi pn e pn+1:
pn+1 -  pn < kpn5/8
Poiché in (TI) la costante k è indeterminata, non è possibile calcolare un valore della costatnte q in (TM).

Recentemente (2005) Chris K. Caldwell e Yuanyou Cheng hanno provato (utilizzando la Congettura di Riemann) che

(TCC)

Per ogni x maggiore di 0,26 tra x3 e (x + 1)3 c'è sempre un numero primo.

(Si noti che nessuno è in grado di provare che tra x2 e (x + 1)2 c'è sempre un numero primo, anche se si ritiene che sia vero.)

Utilizzando (TCC) Chris K. Caldwell e Yuanyou Cheng sono riusciti ad approssimare la costante di Mills, ovvero il minimo q per cui vale il Teorema di Mills (TM) (ci sono infiniti q che soddisfano (TM)). Chris K. Caldwell e Yuanyou Cheng hanno calcolato 6850 decimali esatti di A. Qui sotto potete vedere i primi 600:

Costante di Mills
Costante di Mills

In linea di principio (i calcoli effettivi sono molto pesanti) è possibile calcolare la successione dei primi di Mills, cioè la successione dei bn che appare in (TM), dove q è il numero (soluzione minima) che si calcola con il metodo di Chris K. Caldwell e Yuanyou Cheng.
Ecco i primi sei primi di Mills:

b1 = 2

b2 = 11

b3 = 1361

b4 = 2521008887

b5 = 16022236204009818131831320183

b6 = 4113101149215104800030529537915953170486139623539759933135949994882770404074832568499

La lista è nota fino a b10 (6854 cifre). Il seguito è in preparazione!

4 - Una ricorsione che dà soltanto uno o numeri primi

Nella NKS Summer School del 2003, venne studiata, tra le molte altre cose, questa funzione, definita ricorsivamente:

f(1) = n1,     f(n) = f(n - 1) + MCD(n, f(n - 1))
Venne osservato, sperimentalmente, che la f si comporta in maniera alquanto imprevedibile.
Vediamo i primi 240 valori di f(n) con f(1) = 7
{7, 8, 9, 10, 15, 18, 19, 20, 21, 22, 33, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44,
45, 46, 69, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 82, 83, 84, 85, 86, 87,
88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 141, 144, 145, 150, 153, 154, 155, 156, 157, 158,
159, 160, 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170, 171, 172, 173,
174, 175, 176, 177, 178, 179, 180, 181, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188,
189, 190, 191, 192, 193, 194, 195, 196, 197, 198, 199, 200, 201, 202, 303,
306, 307, 308, 315, 316, 317, 318, 319, 330, 333, 334, 335, 336, 337, 338,
351, 352, 353, 354, 355, 356, 357, 358, 359, 360, 361, 362, 363, 364, 365,
366, 367, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 374, 375, 376, 377, 378, 379, 380,
381, 382, 383, 384, 385, 386, 387, 388, 389, 390, 391, 392, 393, 394, 395,
396, 397, 398, 399, 400, 401, 402, 403, 404, 405, 406, 407, 408, 409, 410,
411, 412, 413, 414, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 421, 422, 423, 424, 425,
426, 427, 428, 429, 430, 431, 432, 433, 434, 435, 436, 437, 438, 439, 440,
441, 442, 443, 444, 445, 446, 447, 448, 449, 450, 451, 452, 453, 454, 455,
456, 457, 458, 459, 460, 461, 462, 463, 464, 465, 466, 699, 702, 703, 704,
705, 706, 707, 708}
L'andamento si vede meglio con un grafico:


Funzione f

La funzione f fa salti improvvisi.

Introduciamo la funzione differenza g

g(n) = f(n) - f(n - 1) = MCD(n, f(n - 1))
Tabuliamo i primi 239 valori di g(n) (n = 2, 3, ..., 240)
{1, 1, 1, 5, 3, 1, 1, 1, 1, 11, 3, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 23, 3, 1, 1,
1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 47, 3, 1, 5, 3,
1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1,
1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 101, 3,
1, 1, 7, 1, 1, 1, 1, 11, 3, 1, 1, 1, 1, 1, 13, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1,
1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1,
1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1,
1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1,
1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1,
1, 233, 3, 1, 1, 1, 1, 1, 1}
Certamente tutti i lettori avranno notato che la funzione g assume valori primi là dove è diversa da 1.

Ebbene questo è stato dimostrato!

Nell'autunno 2007 Eric S. Rowland ha dimostrato che

(TR)

Se f(1) = 7, per ogni n maggiore di 1 gli unici divisori di g(n) sono 1 e g(n).

Questo è l'elenco dei primi che via via si trovano (cioè i g(n) diversi da 1):

5, 3, 11, 3, 23, 3, 47, 3, 5, 3, 101, 3, 7, 11, 3, 13, 233, 3, 467, 3, 5, 3, 941, 3, 7, 1889, 3, 3779, 3,
7559, 3, 13, 15131, 3, 53, 3, 7, 30323, 3, 60647, 3, 5, 3, 101, 3, 121403, 3, 242807, 3, 5, 3, 19, 7,
5, 3, 47, 3, 37, 5, 3, 17, 3, 199, 53, 3, 29, 3, 486041, 3, 7, 421, 23, 3, 972533, 3, 577, 7, 1945649,
3, 163, 7, 3891467, 3, 5, 3, 127, 443, 3, 31, 7783541, 3, 7, 15567089, 3, 19, 29, 3, 5323, 7, 5, 3,
31139561, 3, 41, 3, 5, 3, 62279171, 3, 7, 83, 3, 19, 29, 3, 1103, 3, 5, 3, 13, 7, 124559609, 3, 107, 3,
911, 3, 249120239, 3, 11, 3, 7, 61, 37, 179, 3, 31, 19051, 7, 3793, 23, 3, 5, 3, 6257, 3, 43, 11, 3, 13,
5, 3, 739, 37, 5, 3, 498270791, 3, 19, 11, 3, 41, 3, 5, 3, 996541661, 3, 7, 37, 5, 3, 67, 1993083437,
3, 5, 3, 83, 3, 5, 3, 73, 157, 7, 5, 3, 13, 3986167223, 3, 7, 73, 5, 3, 7, 37, 7, 11, 3, 13, 17, 3, . . .
Se si inizia con un altro valore di f(1) (il seme), non sempre i g(n) diversi da 1 sono primi. Per esempio se f(1) = 532, g(18) = 9.

Rowland ci lascia questa congettura:

Congettura di Rowland

Per ogni seme f(1) esiste un N tale che, per tutti gli n maggiori di N, gli unici divisori di g(n) sono 1 e g(n).


- Riferimenti

Underwood Dudley, History of a Formula for Primes, The American Mathematical Monthly, Vol. 76, No. 1. (Jan.,1969), pp. 23-28.

Underwood Dudley, Formulas for Primes, Mathematics Magazine, Vol. 56, No. 1. (Jan., 1983), pp. 17-22.

Chris K. Caldwell - Yuanyou Cheng, Determining Mills' Constant and a Note on Honaker's Problem, Journal of Integer Sequences, Vol. 8 (2005), Article 05.4.1

ERIC S. ROWLAND, A SIMPLE PRIME-GENERATING RECURRENCE, 0710.3217v2, Submitted on 17 Oct 2007, last revised 28 Jan 2008

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[58] 14 Gennaio 2008


Il paradosso del compleanno


1 - L'illusione della linearità

Sembra che, per la maggior parte degli uomini, il ragionamento proporzionale sia del tutto spontaneo, forse necessario, e certamente il primo a essere usato.

L'esempio più citato di questo fenomeno viene dal Menone di Platone. Socrate ha disegnato un quadrato di due piedi di lato, ed è riuscito a far "ricordare" al ragazzo che lo accompagna (un giovane schiavo, privo di istruzione) il valore dell'area di questa figura, quattro piedi. Poi il dialogo prosegue così:

SOCRATE: E quanti sono, allora, due volte due piedi? Fa' il conto e dillo.
RAGAZZO: Quattro, o Socrate.
SOCRATE: E non potrebbe darsi un'altra superficie doppia di questa, ma tale da avere tutti i lati eguali come questa?
RAGAZZO: Sì.
SOCRATE: Di quanti piedi sarà dunque?
RAGAZZO: Di otto.
SOCRATE: E ora cerca di dirmi di quanto sarà ciascun lato di essa. Il lato di questa è di due piedi; e, allora, di quanto sarà quello di quella doppia?
RAGAZZO: E' chiaro, o Socrate, che sarà doppio.
E' chiaro, viceversa, che quattro per quattro fa sedici e non otto. Nei problemi non-lineari, il ragionamento proporzionale fallisce.

In un articolo che ho letto recentemente ([ 5 ]) gli autori riportano quanto avvenuto nel corso di un esame per maestri elementari. Ecco il problema.

Susanna e Giulia corrono alla stessa velocità su una pista circolare. Susanna parte prima. Quando Susanna ha percorso 9 giri, Giulia ne ha fatti 3.
Quando Giulia è arrivata a 15 giri, quanti giri ha percorso ha percorso Susanna?
Ebbene, 32 su 33 aspiranti maestri hanno utilizzato il ragionamento proporzionale: 9/3 = x/15, dove x è il numero dei giri fatti da Susanna.

Questa equazione si basa sull'idea che il rapporto tra il numero dei giri fatti da Susanna e quello corrispondente di Giulia rimanga costante.

Risultato x = 45. Invece il risultato corretto è 21, perché è la differenza tra i numeri dei giri a rimanere costante, in quanto le ragazze corrono alla medesima velocità.

Qualche settimana fa un mio caro amico, l'avvocato Arcangelo Papi, conoscendo la mia passione, mi proponeva alcuni divertimenti matematici, tra i quali il seguente.

Il terzo problemino poneva un quesito di crescita esponenziale. Data una ameba, che posta in idonea soluzione zuccherina - riproducendosi per scissione - raddoppia ogni tre minuti, e dato che in un'ora il vaso è interamento riempito dalle amebe che si sono riprodotte, quanto tempo ci vorrebbe per riempire il recipiente allorchè le amebe iniziali fossero due invece che una soltanto? Qui la soluzione è semplice, e come dice Wertheimer, è una meravigliosa capriola quando si comunica la risposta esatta (tratto da Albert Einstein e Max Wertheimer di Peter Damerow, in L'eredità di Einstein a cura di G. Pisent e J. Renn, il Poligrafo, Padova, 1991).
Anche in questo caso la risposta che viene spontanea è "mezzora". Partendo da una ci vuole un'ora, se sono due in partenza ci vorrà la metà del tempo. Però, se ci si riflette sopra, ci si accorge del fatto che se all'inzio c'è una ameba, ce ne sono due dopo tre minuti, e per riempire il vaso mancano ancora 57 minuti!

Il ragionamento proporzionale è molto pericoloso nel caso della crescita esponenziale, vediamo un altro esempio.

Gli oceani sono infestati da un'alga tremenda e indistruttibile, la cui popolazione si raddoppia ogni giorno. In trenta giorni l'alga ha ricoperto un ottavo della superficie totale degli oceani. Quanto tempo ci rimane prima che ogni centimetro quadrato dei mari sia ricoperto di alghe?
Si pensa, un ottavo in un mese... rimangono sette ottavi ... abbiamo diversi mesi. Ma la triste verità è che mancano soltanto tre giorni. Lunedì, 1/8 della superficie. Martedì si raddoppia: 2/8. Mercoledì 4/8, siamo a metà. Giovedì, tutto ricoperto!

Molti cosiddetti paradossi della teoria della probabilità derivano dall'abuso del pensiero lineare.

La probabilità viene percepita essenzialmente come rapporto, rapporto tra il numero dei casi favorevoli e quello dei casi possibili. Proprio questo la rende particolarmente sensibile alle errate applicazioni del pensiero proporzionale.

Anche il grande matematico Cardano (1501-1576) fu tratto in errore dalla presunta linearità. Egli sapeva che la probabilità di ottenere due 6 lanciando due dadi è 1/36. Deduceva da questo che tirando i dadi 18 volte si ottenesse il doppio 6 con probabilità 18/36 = 0,5. Questo ragionamento è evidentemente falso. Se fosse così, con 36 tiri avremmo probabilità 36/36 = 1, ovvero la certezza!

Molti testi di storia della teoria della Probabilità riportano, alle origini della concezione moderna, l'episodio del cavaliere de Méré.

Il cavaliere de Méré (1607-1684), giocatore e acuto osservatore, si accorse empiricamente che alla lunga si vince se si scommette a favore della uscita di un 6, lanciando 4 volte un dado. Ragionando proprozionalmente, de Méré dedusse che lo stesso deve accadere se, lanciando due dadi, si scommette che in 24 tiri uscirà una coppia di 6 (un dodici). Infatti 4/6 = 24/36.

In sostanza de Méré ragionava così: nel passaggio da un dado a due dadi il numero dei casi possibili diventa sei volte più grande, e quindi la probabilità si riduce a un sesto della precedente. Questa diminuzione è compensata sestuplicando il numero dei lanci.

La pratica però non coincideva con la teoria, e de Méré dovette constatare, a sue spese, che nel caso della coppia di dadi si perdeva, in media, con 24 lanci.

Assai stupito ne parlò a Pascal (1623-1662) e Fermat (1601-1665), i quali, incuriositi, iniziarono gli studi sui fondamenti della Probabilità.

Ma qual è la probabilità che in 4 tiri di un dado venga un 6? E quale che in 24 tiri di 2 dadi venga un 12?
Lanciando un dado la probabilità che non venga 6 è 5/6. La probabilità che il 6 non venga per k lanci è (5/6)k.

Pertanto la probabilità che venga 6 in k lanci è p1(k) = 1 - (5/6)k.

Facendo i conti si vede che:

p1(3) = 0,421... e p1(4) = 0,517... > 0,5

Quindi effettivamente conviene scommettere che in 4 lanci uscirà un 6.

Lanciando due dadi la probabilità che non venga 12 è 35/36. La probabilità che il 12 non venga per k lanci è (35/36)k.

Pertanto la probabilità che venga 12 in k lanci è p2(k) = 1 - (35/66)k.

Facendo i conti si vede che:

p2(24) = 0,491... e p2(25) = 0,505... > 0,5

Quindi avere un vantaggio bisogna scommettere che in 25 lanci uscirà un 12. La scommessa sui 24 lanci è perdente.

I paradossi della probabilità non sono contraddizioni logiche. Sono fatti veri ai quali è difficile credere, presi come siamo dalla illusione della linearità.

Uno dei più noti (e anche dei più applicati) è il paradosso del compleanno.

2 - Il paradosso del compleanno

Il paradosso del compleano è la soluzione, apparentemente paradossale, del problema del compleanno.
Problema del compleanno

Qual è la probabilità β(k) che, prese k persone a caso, almeno due di esse siano nate nello stesso giorno?
In particolare quante devono essere affinché si possa scommettere con vantaggio su questa eventualità
(ovvero si abbia β(k) > 0,5)?

(N.B. In tutta la discussione che segue consideriamo soltanto anni di 365 giorni.)

Molte persone tentano di risolvere il problema del compleanno in modo lineare, proporzionale.

Ingenuità lineare

Ci sono k compleanni disponibili, e 365 compleanni possibili. Per avere β(k) maggiore di 0,5 è chiaro che k deve essere almeno 183, più della metà dei casi possibili.

Questa ingenua soluzione è sbagliata. Vediamo allora qual è la vera probabilità.
Soluzione del problema del compleanno

Denotiamo con α(k) la probabilità che, date a caso n persone, esse siano nate in giorni differenti.

Chiaramente β(k) = 1 - α(k).

Supponiamo di avere k individui e una grande sala, nella quale entrano uno alla volta. Ogni volta vogliamo valutare la probabilità che le h persone presenti siano nate in giorni differenti, cioè vogliamo calcolare α(h).

Entra il primo, e il problema non si pone neanche.
Entra il secondo. Poiché un giorno dell'anno è occupato dal primo ne rimangono 364 disponibili, e la probabilità che il secondo sia nato in un giorno differente è 364/365 = 1 - 1/365.
Pertanto α(2) = 1 - 1/365.

Entra il terzo. Poiché due giorni dell'anno sono occupati dal primo e dal secondo personaggio rimangono 363 giorni disponibili, e la probabilità che il terzo sia nato in un giorno differente dai primi due è 363/365 = 1 - 2/365.
La probabilità che i due eventi (per ipotesi indipendenti) di verifichino entrambi è il prodotto delle due probabilità, e dunque
α(3) = (1 - 1/365)(1 - 2/365).

E' evidente ora come prosegue la vicenda. Alla fine otteniamo:


a(k) = (1 - 1

365
)(1 - 2

365
) ¼(1 - k-1

365
) = k-1
Õ
h=1 
(1 - h

365
)

Ovvero:


b(k)   =  1  -   k-1
Õ
h=1 
(1 - h

365
)
Dal grafico di β(k), in Figura 1, si vede che la funzione cresce molto rapidamente, e ed vicinissima a 1 già per k maggiore di 50:

Funzione β
Figura 1 - Funzione β(k)

Nella tavola sottostante si leggono nella prima riga i valori di k, per k che varia da 10 a 100 (con intervalli di 10), e nella seconda i corrispondenti valori (approssimati alla settima cifra) di β(k).

10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
0,1169482 0,4114384 0,7063162 0,8912318 0,9703736 0,9941227 0,9991596 0,9999143 0,9999938 0,9999997

Dai calcoli si ottiene β(22) = 0.4756953... e β(23) = 0.5072972... .

Abbiamo la soluzione del problema del compleanno! Per scommetere con vantaggio che, prese k persone a caso, almeno due di esse siano nate nello stesso giorno è sufficiente che k sia almeno 23. Non è sorprendente? Ma forse non lo è di meno pensare che oltre le 50 si ha praticamente la certezza, e con 35 siamo sopra l'80%.

Coloro che sono interessati a trovare conferma della teoria presentata possono fare ricerche personali in ambienti affollati, come discoteche e mezzi di trasporto, oppure, senza faticare ma affidandosi alla serietà della giovane professoressa Susan Holmes, della Stanford University, possono ricorrere ad una simulazione in rete. L'applet della Holmes genera k date casuali e segnala le coincidenze. L'applet è inizializzata con k = 50. Con questo valore si trovano assai spesso tre o più coincidenze. Ovviamente, se pure di rado (in media), possono non essercene. E' interessante variare il valore di k, e verificare sperimentalmente le formule teoriche.

3 - Come è piccolo il mondo!

La vita è piena di piccole o grandi sorprese, di coincidenze inaspettate. Nella fila al casello dell'autostrada c'è una macchina identica alla nostra, stesso modello, stesso colore, medesimi interni. In un ristorantino di Parigi incontriamo un vecchio amico. Ad una festa due eleganti signore hanno originalissime acconciature ... assolutamente uguali. In alcuni casi una coincidenza ci sembra così rara, atipica, da farci pensare a qualcosa di soprannaturale.

Sovente non sarebbe il caso di stupirsi tanto, siamo soltanto di fronte al manifestarsi del paradosso del compleanno, nella sua formulazione più generale, che ora vediamo.

Formulazione generale del problema del compleanno

E' dato un insieme X di oggetti, classificabili in n classi equidistribuite in X. (Per esempio X è l'insieme degli abitanti di Roma, e le classi corrispondono ai 365 giorni dell'anno. Gli abitanti sono classificati a seconda del giorno di nascita.)

Qual è la probabilità β(k, n) che, scelti a caso k elementi in X, almeno due di essi appartengano alla stessa classe?

In particolare quanto deve essere grande k affinché β(k, n) > 0,5?

L'unica differenza tra il problema generale del compleanno e quanto visto nel paragrafo precedente consiste nel fatto che prima si aveva n = 365, mentre ora n è qualsiasi. Il ragionamento che abbiamo fatto sopra resta valido, e ci conduce alle stesse formule.

Possiamo scrivere β(k, n) semplicemente sostituendo n a 365.


( 1 )        b(k, n)   =  1  -   k-1
Õ
h=1 
(1 - h

n
)

Questa bella formula risponde in modo completo alla prima domanda del problema generale del compleanno.

Qualsiasi sia n le curve β(k, n), dove la variabile è k, hanno tutte la stessa forma e tendono a 1 al crescere di k, come in Figura 1.

Diciamo η(n) il minimo intero positivo k tale che β(k, n) > 1/2.

Per ogni n che ci venga assegnato possiamo, facendo i conti, trovare quanto vale η(n).

Questo metodo presenta però due grossi svantaggi.

  1. Se n è molto grande il calcolo del prodotto diventa impraticabile.
  2. Non viene evidenziata nessuna relazione tra n e η(n).

Vediamo, con un poco di analisi, come superare questi ostacoli.

Dalla (1) segue che β(k, n) > 1/2 se e solo se


( 2 )        k-1
Õ
h=1 
(1 - h

n
)   <   1

2

Applichiamo la funzione log a entrambi i lati della (2) (con log(x) denotiamo il logaritmo naturale di x, in base e)


( 3 )        log( k-1
Õ
h=1 
(1 - h

n
))   = k-1
å
h=1 
log(1 - h

n
)   <  log( 1

2
)

Nella (3) abbiamo usato la ben nota proprietà del logaritmo log(xy) = log(x) + log(y).

Poiché h < k ≤ n si ha h/n < 1, e possiamo utilizzare lo sviluppo di Taylor di log(1 - x) (4), valido quando |x| < 1


( 4 )        log(1 - x)   =  - ¥
å
m=1 
xm

m
Dalla (3) e dalla (4) otteniamo

( 5 )        - k-1
å
h=1 
¥
å
m=1 
(h/n)m

m
  <  log( 1

2
)

A partire dalla (5) si può proseguire in vari modi ([ 4 ]). Seguiamo la strada più semplice, che, in questo caso, dà ottimi risultati.

Se h/n è piccolo possiamo trascurare, nella serie che esprime log(1 - h/n), le potenze di h/n con esponente m > 1.

Ovvero utilizziamo l'approssimazione lineare (ecco che il pensiero lineare si prende la sua rivincita!) di log(1 - x)


( 6 )        log(1 - h

n
)   »  - h

n

Mediante l'approssimazione data dalla (6) la (5) diventa


( 7 )        - k-1
å
h=1 
h/n   =  - 1

n
k-1
å
h=1 
h   <  log( 1

2
)

Ricordando la ben nota identità


( 8 )        k-1
å
h=1 
h   =   (k - 1)k

2

e il fatto che


( 9 )        log( 1

2
)  =  -log(2) » -0,693

la (7) diventa


( 10 )        (k- 1)k   >  1,386 n

Infine, risovendo la (10) otteniamo


( 11 )        k   >   1

2
 +  1,177 Ö(n)

Abbiamo dunque trovato una approssimazione di η(n), che chiamiamo ν(n)


( 12 )        h(n)   »  n(n)   =  0,5 + 1,177 Ö(n)

La funzione ν(n) è una approssimazione molto buona di η(n). Per esempio

Molto spesso, nelle applicazioni, non è tanto importante il valore esatto di η(n) quanto il suo ordine di grandezza.

La (12) ci assicura che l'ordine di grandezza di η(n); è la radice quadrata di n.

Questa constatazione non è banale e spiega molte cose ([ 2 ]).

Quando esclamiamo "Ma sono uguali! Come è possibile, ce ne sono di diecimila forme diverse!" dobbiamo riflettere. Se abbiamo davanti più di 119 oggetti la probabilità che due di essi abbiano la stessa forma (su 10000 possibili forme) è già maggiore di 1/2. Se ne esaminiamo 200 la probabilità di una coincidenza supera l'86%!

4 - Una applicazione al metodo di fattorizzazione di Pollard

J. M. Pollard nel 1975 pubblicò un aricolo ([ 3 ]), dal titolo "A Monte Carlo method for factorization", che ebbe un impatto straordinario.

L'idea è geniale. Sia N l'intero che vogliamo fattorizzare e sia p un fattore primo di N. Ci sono p classi di resto modulo p, determinate dai possibili resti della divisione per p: 0, 1, ... , p-1. Se mettiamo insieme, in modo casuale, k numeri interi, per il paradosso del compleanno la probabilità che due di essi appartengano alla stessa classe di resto modulo p sarà circa 1/2 se k è dell'ordine della radice quadrata di p.

Se gli interi a, b stanno nella stessa classe di resto modulo p, ovvero se a ≡ b (mod p), allora p divide c = a - b.

Poiché p divide sia c che N, p divide il massimo comun divisore d = MCD(c, N). Pertanto, se non siamo nel caso sfortunato e improbabile che lo stesso N divida c, d è un fattore proprio di N.

Un grande successo del metodo di Pollard (con un miglioramento dovuto a Brent) fu la fattorizzazione del'ottavo numero di Fermat

F8 = 2256 + 1 = 115792089237316195423570985008687907853269984665640564039457584007913129639937

Questo numero è particolarmente difficile da fattorizzare, perché, come si è scoperto dopo averlo fattorizzato, è il prodotto di due primi grandi (il più piccolo ha 16 cifre).

Pollard e Brent ([ 1 ]) scoprirono che:

F8 = 1238926361552897 × 93461639715357977769163558199606896584051237541638188580280321

Si trattò di un risultato straordinario e il calcolo richiese appena due ore su una macchina UNIVAC 1100/42.

Riferimenti

[ 1 ] Richard P. Brent; John M. Pollard - Factorization of the Eighth Fermat Number - Mathematics of Computation, Vol. 36,
       No. 154. (Apr., 1981), pp. 627-630.

[ 2 ] Robert Matthews - The Law of Credulity - The Mathematical Gazette, Vol. 77, No. 480. (Nov., 1993), pp. 327-328.

[ 3 ]J. M. Pollard; - A Monte Carlo method for factorization - BIT, v. 15, 1975, pp. 331-334.

[ 4 ]Boaz Tsaban - Bernoulli numbers and the probability of a birthday surprise - arXiv:math.NA/0304028 v3 9 Nov 2004

[ 5 ]Wim Van Dooren; Dirk De Bock; Fien Depaepe; Dirk Janssens; Lieven Verschaffel - The Illusion of Linearity: Expanding the
       Evidence towards Probabilistic Reasoning
- Educational Studies in Mathematics, Vol. 53, No. 2. (2003), pp. 113-138.

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[57] 27 Ottobre 2007


L'albero di Pitagora


Introduzione

Ricordiamo dal Blog Numeri complessi e terne pitagoriche che l'acronimo CPP sta per "Coppia Pitagorica Primitiva". Una CPP è una coppia di interi coprimi (a, b) tali che a2 + b2 è un quadrato. Ovvero:

a2 + b2 = c2

Per fissare la notazione supporremo sempre nel seguito che a sia dispari e b sia pari.

Alla CPP (a, b) corrisponde la TPP (Terna Pitagorica Primitiva) (a, b, c).

Non mi risulta che sia largamente noto che l'insieme delle CPP (equivalentemente delle TPP) forma un albero ternario. In effetti si tratta di una struttura mirabile, che cercheremo di vedere insieme.

La radice dell'albero (piano 0) è la CPP primigenia (3, 4) (cui corrisponde la famosa TPP (3, 4, 5)).

Nascono da essa tre arboscelli (piano 1) : (15, 8), (21, 20) e (5, 12). Ognuno di essi si triforca, e così via all'infinito: è appunto quello che in termini matematici si dice un albero ternario.

Al piano n-esimo di questo albero-palazzo stanno 3n CPP. Ogni CPP si trova in un piano, e sta dunque ad una certa altezza n.

Come calcolare l'altezza di una terna pitagorica primitiva?
Per esempio quanto è alta la terna (4579622019, 19016013580, 19559696069)?
Nel contesto equivalente che abbiamo scelto per risparmiare spazio, quello delle coppie, a quale piano risiede la CPP
X = (4579622019, 19016013580)?

Partendo dalla radice (3, 4) si può raggiungere ogni CPP (x, y) , sull'albero, seguendo un unico percorso che chiamiamo
indirizzo di (x, y).

Sopra ogni CPP, sull'albero ternario, ci sono tre strade (che conducono ad altrettante CPP): sinistra, centro e destra. Le etichettiamo rispettivamente con s, c, d. Pertanto l'indirizzo di una CPP qualsiasi è una stringa finita di s, c, d. Per esempio "scscdd" è un indirizzo. Chi abita lì?

Risponderemo nel seguito a queste domande.

Ma ci sono anche domande cui non sappiamo rispondere (io almeno non conosco la risposta).

Nel precedente Blog abbiamo visto che è definito in modo naturale un prodotto di CPP (o di TPP).

Problemi:

Dati gli indirizzi di A = (x, y) e B = (u, v), si può determinare a priori l'indirizzo del prodotto A x B?

Più modestamente:

Se A sta al piano m, e B sta al piano n, a quale piano sta il prodotto A x B?

Le tre vie

Definiamo tre funzioni sull'insieme delle CPP, di nome sinistra, centro e destra.

Denotiamo con rad[n] la radice quadrata del numero n.

Per ogni CPP (a, b) definiamo

sin(a, b) = {2rad[a2 + b2] - a + 2b, 2rad[a2 + b2] - 2a + b}

cen(a, b) = {2rad[a2 + b2] + a + 2b, 2rad[a2 + b2] + 2a + b}

des(a, b) = {2rad[a2 + b2] + a - 2b, 2rad[a2 + b2] + 2a - b}

1 - Esempio

sin(33, 56) = (209, 120)
cen(33, 56) = (275, 252)
des(33, 56) = (51,140)

Ovviamente la prima cosa che ci si chiede è:

sin(a, b), cen(a, b), des(a, b), sono veramente delle CPP?

Se calcoliamo i valori delle tre funzioni in corrispondenza di CPP scelte a caso, troviamo sempre CPP. Sebbene questa procedura sia molto convincente, tuttavia non è una dimostrazione. Vediamo dunque perché questo accade.

2 - Proposizione

Se (a, b) è una CPP anche sin(a, b), cen(a, b), des(a, b) sono CPP.

Dimostrazione.

Tanto per rimanere neutrali dimostriamolo per la funzione centrale (le altre prove sono identiche, mutatis mutandis).

Supponiamo dunque a2 + b2 = c2 e poniamo (x, y) = cen(a, b).
Per definizione si ha:

x = 2rad[a2 + b2] + a + 2b
y = 2rad[a2 + b2] + 2a + b

Calcoliamo x2 + y2, per vedere se viene davvero un quadrato.
Ricordiamo che (u + v + z)2 = (u2 + v2 + z2 + 2uv + 2uz + 2vz), e che, per ipotesi, si ha rad[a2 + b2] = c.

x2 + y2 = (2rad[a2 + b2] + a + 2b)2 + (2rad[a2 + b2] + 2a + b)2 = (2c + a + 2b)2 + (2c + 2a +b)2 =
(4c2 + a2 + 4b2 + 4ac + 8bc + 4ab) + (4c2 + 4a2 + b2 + 8ac + 4bc + 4ab) =
8c2 + 5a2 + 5b2 + 12ac + 12bc + 8ab

Se ora ricordiamo che c2 = a2 + b2, e sostituiamo nell'ultima espressione, otteniamo:

x2 + y2 = 9c2 + 4a2 + 4b2 + 12ac + 12bc + 8ab = (3c + 2a + 2b)2

Lasciamo al lettore completare la dimostrazione negli altri casi. Chi faccia i conti fino in fondo troverà che:
Se poniamo (x, y) = sin(a, b), si ha x2 + y2 = (3c - 2a + 2b)2
Se poniamo (x, y) = cen(a, b), si ha x2 + y2 = (3c + 2a + 2b)2
Se poniamo (x, y) = des(a, b), si ha x2 + y2 = (3c + 2a - 2b)2
Non è difficile provare che:
3 - Proposizione

Se si parte dalla CPP (3, 4) e si applicano successivamente in tutti i modi le funzioni sin, cen e des si trovano tutte le CPP.

Nella figura sottostante si vedono i primi tre "piani" dell'albero.

L'Albero di Pitagora
Figura 1 - L'Albero di Pitagora

Indirizzi, percorsi periodici e ricorrenze lineari

Tra il piano 0 (piano terra) e il piano 3 si trovano ad ogni piano, rispettivamente 1, 3, 9 e 27 CPP:

Piano 0

(3, 4)

Piano 1

(15, 8), (21, 20), (5, 12)

Piano 2

(35, 12), (65, 72), (33, 56), (77, 36), (119, 120), (39, 80), (45, 28), (55, 48), (7, 24)

Piano 3

(63, 16), (133, 156), (85, 132), (273, 136), (403, 396), (115, 252), (209, 120), (275, 252), (51, 140), (165, 52), (319, 360), (175, 288), (459, 220), (697, 696), (217, 456), (299, 180), (377, 336), (57, 176), (117,44), (207, 224), (95, 168), (187, 84), (297, 304), (105, 208), (91, 60), (105, 88), (9, 40)

Data una CPP qualsiasi (a, b) esiste un solo percorso sull'albero che ci fa arrivare in (a, b). Questo percorso si può identificare con una sequenza finita, o stringa, di lettere prese nell'insieme {s, c, d}, dove s, c, d stanno, rispettivamente, per le funzioni sin, cen, des.

Diciamo questa stringa indirizzo di (a, b). Per esempio se calcoliamo sin(cen(sin(3,4))) otteniamo (273, 136). Diciamo allora che "scs" è l'indirizzo di (273, 136).
Nella Figura 1 alle lettere s, c, d corrispondono, rispettivamente, le azioni di procedere verso il nodo rosso, verde, blu. Per esempio se partiamo dalla radice (3, 4) e seguiamo il percorso blu, blu, rosso arriviamo in (91, 60) che ha pertanto "dds" come indirizzo.

Ci siamo chiesti all'inizio chi abiti in "scscdd": si tratta della CPP des(des(cen(sin(cen(sin(3, 4)))))) = (2919, 9440).

Supponiamo di seguire un percorso periodico, che si ripete sempre. Per esempio il "cammino dell'ubriaco":

"sdsdsdsdsdsdsdsdsdsdsdsd..."

C'è una qualche regolarità nelle CPP che si susseguono? Partiamo da C0 = (3, 4).
Dalla Figura vediamo che la prima CPP che si trova, dopo "sd" è C1 = (33, 56) = des(sin(3, 4)).
Si noti che si va prima a sinistra e poi a destra, quindi si applica prima la funzione sin e poi la funzione des: al cammino "sd" corrisponde la funzione des(sin( )).
Si trova poi all'indirizzo "sdsd" C2 = (451, 780) = des(sin(des(sin(3, 4)))) = des(sin(33, 56))
E seguitando a sbandare si trova la sequenza di CPP:
(6273, 10864), (87363, 151316), (1216801, 2107560), (16947843, 29354524), (236052993, 408855776), (3287794051, 5694626340), (45793063713, 79315912984), (637815097923, 1104728155436), ...

Se diciamo Cn la n-esima CPP incontrata, si verifica che, per ogni n maggiore di 2:

Cn = 15Cn-1 - 15Cn-2 + Cn-3

In altri termini, la successione dei Cn è una successione ricorrente lineare di polinomio caratteristico

x3 - 15x2 + 15x - 1

Per esempio C7 = 15C6 - 15C5 + C4, cioè:

(236052993, 408855776) = 15(16947843, 29354524) - 15(1216801, 2107560) + (87363, 151316)

E, in effetti, è immediato constatare che:

236052993 = 15x16947843, - 15x1216801 + 87363

408855776 = 15x29354524, - 15x2107560 + 151316

Questo fatto è sorprendente, ma non misterioso. Infatti deriva dal seguente noto Teorema:

4 - Teorema

Data una matrice quadrata M di dimensione d, e dato un vettore iniziale V0 di lunghezza d, la successione

Vn = MnV0    n = 0, 1, 2, 3, ...

e una successione ricorrente lineare di grado d che ha come polinomio caratteristico quello di M.

5 - Esempio

Sia M la matrice di Fibonacci

0 1
1 1
M ha polinomio caratteristico:
x2 - x - 1

Applicando più volte M ad un vettore iniziale V0 si trova una sequenza di vettori Vn tale che, per ogni n maggiore di 1 si ha:

Vn = Vn-1 + Vn-2

Per esempio se V0 = (2, 1), applicando M a V0 si ha:

MV0 = V1 = (1, 3)

e proseguendo si ottiene:

(3, 4), (4, 7), (7, 11), (11, 18), (18, 29), (29, 47), (47, 76), (76, 123), (123, 199)...

(Si trova parecchio materiale sulle successioni lineari ricorrenti in questi due Blog:

La Sezione Aurea e i Numeri di Fibonacci

Quadrati Triangolari e Ricorrenze )

Come applicare il Teorema 4 alle nostre sequenze di CPP?

In realtà se passiamo dalle Coppie Pitagoriche Primitive alle Terne Pitagoriche Primitive (TPP) le funzioni sin, cen e des si linearizzano.

Definiamo la funzione q, che manda una CPP (a, b) nella corrispondente TPP (a, b, c), ovvero q(a, b) = (a, b, c) dove a2 + b2 = c2.
Per esempio q(3, 4) = (3, 4, 5).
Se rivediamo la dimostrazione della Proposizione 2 e le osservazioni che seguono notiamo che
q(sin(a, b)) = (-a + 2b + 2c, -2a + b + 2c, -2a + 2b + 3c)
q(cen(a, b)) = (a + 2b + 2c, 2a + b +2c, 2a + 2b +3c)
q(des(a, b)) = (a - 2b + 2c, 2a - b + 2c, 2a - 2b + 3c)
Pertanto, passando alle triple, le fuzioni sin, cen e des sono trasformazioni lineari.
Ad esse sono associate le seguenti tre matrici:

Msin = æ
ç
ç
ç
è
-1 2 2
-2 1 2
-2 2 3
ö
÷
÷
÷
ø

Mcen = æ
ç
ç
ç
è
1 2 2
2 1 2
2 2 3
ö
÷
÷
÷
ø

Mdes = æ
ç
ç
ç
è
1 -2 2
2 -1 2
2 -2 3
ö
÷
÷
÷
ø
E' ora possibile applicare il Teorema 4. Riprendiamo il cammino dell'ubriaco "sdsdsdsdsdsd...", dove si procede applicando a (3, 4) la trasformazione des(sin( )) un certo numero di volte, diciamo k volte.
Applicare sin a (3, 4) è come applicare Msin al vettore (3, 4, 5). Al secondo passo si applica des a (15, 8) = sin(3, 4), o, equivalentemente, si applica Mdes al vettore (15, 8, 17) = Msin(3, 4, 5).
Pertanto alla fine si applica il prodotto delle due matrici MdesMsin, k volte.
Poniamo

A = MdesMsin = æ
ç
ç
ç
è
-1 4 4
-4 7 8
-4 8 9
ö
÷
÷
÷
ø
Dal Teorema 4 si ricava che la successione Cn ricorre linearmente con il polinomio caratteristio della matrice A.
Ricordiamo che il polinomio caratteristico della generica matrice di dimensione 3:

æ
ç
ç
ç
è
a b c
d e f
g h i
ö
÷
÷
÷
ø
è

x3 - (a + e + i)x2 + (-bd + ae - cg - fh + ai + ei)x + ceg - bfg - cdh + afh + bdi - aei
Nel caso della matrice A il polinomio caratteristico è:

x3 - 15x2 + 15x -1
e questo spiega la ricorrenza che abbiamo notato poco sopra.
Se si percorre "dsdsdsdsdsdsds..." il polinomio di ricorrenza è lo stesso.

Utilizzando ancora il metodo delle matrici si trova che i quattro percorsi "cscscscscscscs...", "scscscscscscsc...", "cdcdcdcdcdcdcd...", "dcdcdcdcdcdcdc..." hanno tutti lo stesso polinomio caratteristico:

x3 - 17x3 - 17x + 1

Procedere sempre verso sinistra "ssssssssss..." o verso destra "dddddddddd..." dà lo stesso polinomio:

x3 - 3x3 +3x - 1 = (x - 1)3

Ovviamente questo è il polinomio caratteristico sia di Msin che di Mdes. Invece il polinomio caratteristico di Mcen è

x3 - 5x3 - 5x + 1

Questo polinomio determina la ricorrenza delle CPP (o TPP) che si ottengono seguendo sempre la via verde.

4 - Le altezze

Ogni CPP X ha una altezza alt(X) che è il il numero del piano su cui si trova nell'albero, ovvero la lunghezza del percorso che ci porta dalla radice a X.

Per esempio, se X = (4579622019, 19016013580), poiché il percorso che congiunge (3, 4) a X è "scdssccddssscccddd", che ha lunghezza 18, abbiamo: alt(X) = 18.

Vogliamo ora osservare che la funzione altezza ha un comportamento apparentemente imprevedibile rispetto al prodotto di CPP introdotto nel Blog precedente.

Per comodità del lettore riportiamo qui sotto la definizione del prodotto (che è quella di due numeri complessi):

(a, b) x (d, e) = (ad - be, ae + bd)

A rigore il nostro albero di Pitagora non è chiuso rispetto al prodotto, per esempio (3, 4) x (119, 120) = (-123, 836), mentre sull'albero tutte le coppie sono positive. Pensiamo allora di estendere il nostro ambiente, allargando il giardino, e consideriamo quattro alberi:

  1. Albero 1 = il nostro
  2. Albero 2 così definito, (a, -b) sta in Albero 2 se e solo se (a, b) sta in Albero 1
  3. Albero 3 così definito, (-a, -b) sta in Albero 3 se e solo se (a, b) sta in Albero 1
  4. Albero 4 così definito, (-a, b) sta in Albero 4 se e solo se (a, b) sta in Albero 1
La funzione altezza si estende in modo ovvio all'insieme dei quattro alberi, che sono del tutto identici come struttura. Per esempio
alt(-123, 836) = alt(123, 836) = 7.

Si noti che (3, 4) ha altezza 0 e indirizzo vuoto "", (119 120) ha altezza 2 e indirizzo "cc", mentre il loro prodotto ha altezza 7 e indirizzo "sdddddd".

Consideriamo la successione P(3, 4) delle potenze di (3, 4), P(3, 4) = {(3, 4), (3, 4)2 = (-7, 24), (3, 4)3 = (-117,44), ...}.

Ecco i primi 12 elementi di P(3, 4):

(3, 4), (-7, 24), (-117, 44), (-527, -336), (-237, -3116),
(11753, -10296), (76443, 16124), (164833, 354144), (-922077, 1721764),
(-9653287, 1476984), (-34867797, -34182196), (32125393, -242017776)
La successione P(3, 4) è perfettamente prevedibile. E' immediato vedere che è una successione lineare ricorrente di grado 2 (come accade sempre quando si calcolano le potenze di numeri complessi). Precisamente ricorre con il polinomio x2 - 6x + 25.
Ovvero, per ogni n maggiore di 2 si ha

Pn(3, 4) = 6Pn-1(3, 4) - 25Pn-2(3, 4)

Per esempio

P5 = (-237, -3116) = 6P4 - 25P3 = 6{-527, - 336} -25{-117, 44}

Se applichiamo la funzione alt alla sequenza P(3, 4) otteniamo la successione delle altezze delle potenze di (3, 4).
Qui sotto ci sono le prime 100 altezze:

0, 2, 3, 4, 13, 9, 8, 12, 38, 17, 14, 39, 23, 17, 26, 35, 64, 28, 38, 30, 42,
166, 48, 52, 50, 39, 85, 36, 52, 116, 177, 80, 169, 83, 93, 153, 224, 98, 87,
67, 101, 126, 81, 104, 100, 74, 142, 109, 173, 151, 129, 129, 88, 108, 294,
168, 203, 143, 121, 219, 229, 207, 118, 111, 208, 335, 225, 525, 1441, 473,
267, 156, 156, 155, 146, 184, 303, 211, 215, 294, 289, 915, 1350, 400, 181,
155, 289, 437, 1378, 780, 434, 239, 287, 619, 334, 192, 336, 432, 318, 224
Si nota che dopo un avvio piuttosto regolare le altezze sembrano non seguire alcun ordine, e vi sono repentine ascese e ricadute.

Nella figura seguente vediamo il grafo delle altezze:

Le prime 100 altezze delle potenze di (3,4)
Figura 2 - Le prime 100 altezze delle potenze di (3,4)

Colpiscono subito tre potenze,corrispondenti agli esponenti 69, 83 e 89, di altezze, rispettivamente, 1441, 1350, 1378.
Colpiscono anche perché appaiono come picchi: prima e dopo ci sono altezze molto inferiori.

Abbiamo:

alt(P68(3, 4)) = 525,   alt(P69(3, 4)) = 1441,   alt(P70(3, 4)) = 473.

alt(P82(3, 4)) = 915,   alt(P83(3, 4)) = 1350,   alt(P84(3, 4)) = 400.

alt(P88(3, 4)) = 437,   alt(P89(3, 4)) = 1378,   alt(P90(3, 4)) = 780.

Per analizzare gli indirizzi introduciamo il concetto di spettro di una CPP (o TPP):

Data la CPP (a, b) definiamo spettro(a, b) la terna (S, C, D), dove S è il numero dei passi s che appaiono nell'indirizzo di (a, b), C è il numero dei passi c che appaiono nell'indirizzo di (a, b) e D è il numero dei passi d che appaiono nell'indirizzo di (a, b).

Per esempio
spettro(P18(3, 4)) = spettro((3, 4)18) = spettro(-2114245277767, -3175197967656) = (12, 5, 11),
perché l'indirizzo di P18(3, 4) è "sssscddcsssdcddddddcsscdsssd".

In corrispondenza dei tre picchi trovati, gli spettri sono:

spettro(P69(3, 4)) = (77, 14, 1350)
spettro(P83(3, 4)) = (120, 19, 1211)
spettro(P89(3, 4)) = (196, 26, 1156)

Notiamo un fortissimo sbilanciamento verso la destra. Per P69(3, 4) i passi verso destra superano il 93,6%!

Se calcoliamo le altezze fino a P200(3, 4) troviamo il seguente grafico:

Le prime 200 altezze delle potenze di (3,4)
Figura 3 - Le prime 200 altezze delle potenze di (3,4)
Nelle Figure 2 e 3 i vertici non sono segnati per non appiattire il resto del grafico sull'asse delle x. Ma, se si guarda l'elenco delle prime 200 altezze:
0, 2, 3, 4, 13, 9, 8, 12, 38, 17, 14, 39, 23, 17, 26, 35, 64, 28, 38, 30, 42,
166, 48, 52, 50, 39, 85, 36, 52, 116, 177, 80, 169, 83, 93, 153, 224, 98, 87,
67, 101, 126, 81, 104, 100, 74, 142, 109, 173, 151, 129, 129, 88, 108, 294,
168, 203, 143, 121, 219, 229, 207, 118, 111, 208, 335, 225, 525, 1441, 473,
267, 156, 156, 155, 146, 184, 303, 211, 215, 294, 289, 915, 1350, 400, 181,
155, 289, 437, 1378, 780, 434, 239, 287, 619, 334, 192, 336, 432, 318, 224,
274, 558, 668, 253, 245, 232, 324, 546, 356, 284, 338, 245, 237, 283, 202,
280, 274, 372, 396, 257, 442, 267, 451, 567, 422, 418, 378, 345, 569, 844,
393, 280, 575, 925, 493, 592, 1922, 7466, 1744, 1003, 556, 526, 493, 518,
305, 336, 632, 1530, 6315, 1487, 668, 666, 598, 1461, 562, 465, 433, 665,
1987, 1469, 4492, 1768, 3612, 1027, 525, 494, 481, 538, 475, 498, 556, 820,
2121, 786, 398, 522, 528, 840, 483, 515, 606, 1365, 2307, 953, 967, 1327,
1107, 688, 487, 425, 701, 1471, 5609, 25953, 5600, 1456, 706, 552, 1089, 2269
non si può non essere colpiti dal numero 25953!

Si constata che alt(P194(3, 4)) = 25953.

Lo spettro di P194(3, 4) è (25795, 46, 112). Questa volta i passi a sinistra sono più del 99%.

Sembra quasi che le potenze per salire più in alto debbano essere estremiste!

Comunicate problemi, soluzioni, novità, url interessanti, critiche, suggerimenti, domande, correzioni inviandomi una lettera!. Nel soggetto inserite 'mathblog'.

[56] 30 Giugno 2007


Numeri complessi e terne pitagoriche


1 - I numeri complessi

Ai nostri giorni regna l' horror vacui. Riempire tutto, colmare ogni buco: questa è la regola. I lettori meno giovani ricorderanno i primi gloriosi anni della televisione. Quanta nostalgia di quelle pause immense, gratuitamente e pacificamente occupate da pecorelle, prati (in bianco e nero, il verde lo mettevamo noi), campanili e chiese...

Oggi la pubblicità invade ogni più riposto angolo, vorrebbe esaurire per intero lo spazio dei nostri desideri. Personalmente non sento la necessità di avere ogni istante di vita pieno di qualcosa. Qualcosa che non c'è veramente, che è pura costruzione, bisogno fittizio. Qualcosa che porta soltanto alla riproduzione parossistica del nulla.

Insomma, siamo pieni di cose, ma manca l'essenziale. La Matematica ci insegna ad agire al contrario: procuriamoci l'essenziale e tutto il resto verrà da solo, come sovrabbondante regalo!

Consideriamo l'insieme dei numeri reali R. In R si avverte subito la mancanza di numeri che pur dovrebbero esserci, da qualche parte ...

Per esempio l'equazione x3 = 1, ha una soluzione reale, ma intuitivamente dovrebbe averne tre. Del resto il polinomio x3 - 1 si fattorizza in modo ovvio come (x - 1)(x2 + x + 1) e x2 + x + 1 non ha zeri reali. Cerchiamo il caso più semplice. Dove sono gli zeri di x2 + 1?

Manca la radice quadrata di -1. Aggiungiamola, la chiamiamo i. Pertanto si ha, per definizione stessa, i2 = -1.

Abbiamo un nuovo ambiente algebrico che denotiamo con R(i). Gli elementi di R(i) vengono chiamati numeri complessi, e sono della forma z = a + bi, dove a e b sono numeri reali, detti rispettivamente la parte reale e la parte immaginaria di z.

Le operazioni di somma e prodotto sono indotte semplicemente dalle analoghe operazioni di R, e dalla definizione di i.

Dati z = a + bi e w = c + di si ha:

z + w = (a + bi) + (c + di) = (a + c) + (b + d)i

zw = (a + bi)(c + di) = ac + adi + bci + bdi2 =
ac + adi + bci - bd = (ac - bd) + (ad + bc)i

Ogni numero complesso z = a + bi ha un complesso coniugato conj(z) = a - bi.
Si ha

zconj(z) = (a + bi)(a - bi) = a2 + b2.

Si verifica anche subito che conj(zw) = conj(z)conj(w).

Diciamo norma di z il numero N(z) = zconj(z) = a2 + b2.

La norma è moltiplicativa, infatti:

N(zw) = zwconj(zw) = zwconj(z)conj(w) = (zconj(z))(wconj(w)) = N(z)N(w)

La moltiplicatività della norma si può riscrivere così:
[1]     (ac - bd)2 + (ad + bc)2 = (a2 + b2)(c2 + d2)
L'identità [1] è molto interessante: essa dice che se due interi A e B sono somma di due quadrati (A = a2 + b2 e B = c2 + d2) allora anche il loro prodotto AB è somma di due quadrati. La [1] era già nota al grande matematico indiano Brahmagupta (598-670).

In R(i) ogni elemento diverso da 0 ha un inverso, infatti, se la norma di z non è nulla si ha

z(conj(z)/N(z)) = (zconj(z))/N(z) = N(z)/N(z) = 1

e pertanto

z-1 = conj(z)/N(z)

Segue che R(i) è un campo (il campo dei numeri complessi), che denotiamo con C.

Il Teorema Fondamentale dell'Algebra (TEOFAL) asserisce che:

C è algebricamente chiuso: un polinomio qualsiasi di grado n con i coefficienti in C, ha n zeri in C, contati con la loro molteplicità (in altri termini: tutti gli zeri del polinomio si trovano in C).

Ritornando al caso esaminato poco sopra, gli zeri di x2 + x + 1 sono le due radici terze di 1, diverse da 1: α = cos(2π/3)+sin(2π/3)i e
α2 = cos(4π/3)+sin(4π/3)i.

Abbiamo aggiunto a R l'essenziale, uno zero di x2 + 1, e abbiamo ottenuto tutto: gli zeri di tutti i polinomi!

Il campo C, oltre a essere algebricamente chiuso, possiede una utilissima rappresentazione grafica, infatti il numero complesso a + bi si rappresenta in modo naturale nel piano cartesiano come punto P di coordinate (a, b). Facciamo un esempio.

In C ci sono le radici n-esime dell'unità per ogni n. Esse sono rappresentate nel piano dai punti di coordinate

(cos(2kπ/n), sin(2kπ/n))
per k che varia da 0 a n-1.

Nella figura sottostante si vede il poligono regolare con 17 lati, i cui vertici sono gli zeri di x17 - 1.

17 lati
Figura 1

Questo poligono, come dimostrò Gauss, è costruibile con riga e compasso, perché il suo numero di lati è un primo di Fermat. Gauss provò questo risultato nel 1797 (aveva 19 anni), e fornì anche una costruzione esplicita. Il giovane Gauss era (giustamente) molto orgoglioso di questo risultato, tanto che il poligono con 17 lati, in forma stellata, è scolpito sul basamento del monumento dedicato a Gauss, in Braunschweig, sua città natale (vedi sotto).

poligono stellato di 17 lati
Versione stellata del poligono regolare di 17 lati.

2 - Il gruppo del cerchio e le terne pitagoriche

Diciamo terna pitagorica (TP) una terna di numeri interi (a, b, c) tali che a2 + b2 = c2. Credo che tutti, dalle scuole elementari, ricordiamo la famosa terna (3, 4, 5). Ovviamente ogni multiplo intero (ka, kb, kc) di una TP è ancora una TP. Se a, b, c non hanno fattori propri in comune diciamo che la terna pitagorica è primitiva (TPP). Ammettiamo anche lo 0, e diciamo singolari le TP nelle quali appare uno 0. Diciamo coppia pitagorica (CP) una coppia di interi (a, b) che faccia parte di una TP (a, b, c). Se a e b sono coprimi, la coppia si dice primitiva (CPP). Consideriamo primitive anche le coppie singolari (1, 0), (-1, 0), (0, 1), (0, -1)

La formula [1] ci dice che le CP si possono moltiplicare, proprio come i numeri complessi!

Associamo alle CP (a, b) e (d, e), facenti parte rispettivamente delle TP (a, b, c) e (d, e, f), i numeri complessi α = a + bi e β = d + ei.
Per ipotesi abbiamo N(α) = c2 e N(β) = f2. Pertanto N(αβ) = (cf)2.

Poiché αβ = (a + bi)(d + ei) = (ad - be) + (ae + bd)i, abbiamo ottenuto una nuova CP, "prodotto" delle due assegnate:

(a, b) x (d, e) = (ad - be, ae + bd)

Per esempio (3, 4) x (8, 15) = (-36, 77), e 362 + 772 = 852. L'operazione tra CP copia il prodotto di numeri complessi, quindi è commutativa e associativa. La coppia singolare (1, 0) funge da elemento neutro: abbiamo quindi un semigruppo. Per avere un gruppo ci mancano gli inversi. A questo punto entra in scena il gruppo del cerchio.

L'insieme U dei numeri complessi di norma 1 è chiuso rispetto al prodotto (perché la norma è moltiplicativa). Inoltre se α ha norma 1 anche il suo inverso ha norma 1. Si noti che in questo caso l'inverso è semplicemente il coniugato conj(α). Dunque U è un gruppo, detto gruppo del cerchio perché la sua rappresentazione nel piano complesso è la circonferenza di raggio 1 con centro nella origine (è precisamente quella circoscritta al poligono di Figura 1).

E' noto che i punti del cerchio untario si parametrizzano con le coppie (cos(t), sin(t)). Come insieme di numeri complessi si ha:

U = { cos(t) + sin(t)i: 0 ≤ t < 2π }

Il parametro t (che è un angolo) si dice argomento di α = cos(t) + sin(t)i. Consideriamo un altro elemento di U, β = cos(u) + sin(u)i. Moltiplicando si ottiene αβ = (cos(t)cos(u) - sin(t)sin(u)) + (cos(t)sin(u) + sin(t)cos(u))i.

Ricordando un poco di trigonometria otteniamo αβ = cos(t+u) + sin(t+u)i. Moltiplicare in U significa sommare gli argomenti.

L'inverso di α avrà dunque argomento opposto, sarà cos(-t) + sin(-t)i = cos(t) - sin(t)i (il coniugato, come già osservato).

Il gruppo del cerchio è dunque una copia del (è isomorfo al) gruppo additivo dei numeri reali compresi tra 0 e 2π (2π escluso), dove la somma avviene modulo 2π, ovvero a meno di multipli di 2π.

U possiede un sottogruppo molto interessante, formato dai numeri complessi di norma 1 con componenti razionali. Chiamiamo UR questo sottogruppo. Pertanto un numero complesso α appartiene a UR se e solo se:

Possiamo determinare questi punti razionali ricorrendo ancora alla trigonometria.
Le funzioni cos(x) e sin(x) hanno espressioni razionali in funzione di t = tan(x/2).

Precisamente:

Otteniamo quindi i punti razionali sul cerchio unitario considerando i valori razionali di t, ovvero ponendo t = m/n. Si trova con semplice calcolo che:

UR = { ((m2 - n2)/(m2 + n2)) + (2mn/(m2 + n2))i }

E' ben noto che le TPP (a, b, c), con c maggiore di 0, si trovano tutte così (a parte l'ordine di a e b):

(m2 - n2, 2mn, m2 + n2)

dove m, n sono interi coprimi di diversa parità.

Questo evidenzia una precisa corrispondenza tra le TPP (o le CPP) e i punti razionali sul cerchio unitario!

La corrispondenza (vista in modo più naturale) g tra l'insieme delle CP, diverse da (0, 0), e l'insieme UR dei punti razionali sul cerchio unitario, manda (a, b) in g(a, b) = (a/c) + (b/c)i, dove c è il terzo elemento della TP relativa a (a, b), ovvero a2 + b2 = c2.
Infatti N( (a/c) + (b/c)i) = (a/c)2 + (b/c)2 = 1. Nel seguito supporremo sempre c positivo.

La funzione g è suriettiva. Dato infatti un qualsiasi numero complesso α = (a/c) + (b/c)i in UR si ha α = g(a, b), dove (a, b) è una CP, parte della TP (a, b, c).

Se mettiamo insieme le CP che hanno la medesima immagine mediante g otteniamo delle classi di equivalenza,
che denotiamo con [a, b]. Ovvero, fissata la CP (a, b) si ha per definizione:

[a, b] = { (u, v), dove (u, v) è una CP e g(a, b) = g(u, v) }

Ogni classe è rappresentata da un'unica CPP.

Riassumiamo:

Data la CP (a, b), se a e b sono entrambi non nulli [a, b] = { (ka, kb): k è un intero positivo }. Inoltre [a, b] = [a/d, b/d] dove d = MCD(a, b) e (a/d, b/d) è una CPP.

Se b = 0 e a è positivo [a, 0] = { (ka, 0): k è un intero positivo } = [1, 0].

Se b = 0 e a è negativo [a, 0] = { (ka, 0): k è un intero positivo } = [-1, 0].

Se a = 0 e b è positivo [0, b] = { (0, kb): k è un intero positivo } = [0, 1].

Se a = 0 e b è negativo [0, b] = { (0,kb): k è un intero positivo } = [0, -1].

Il prodotto di CP definito sopra induce un prodotto tra classi in modo naturale:

[a, b] x [d, e] = [(a, b) x (d, e)].

La corrispondenza g agisce in maniera ovvia sulle classi:

g[a, b] = g(a, b)

e inoltre conserva il prodotto:

g([a, b] x [d, e]) = g[a, b]g[d, e]

dove il prodotto a destra è quello ordinario tra numeri complessi.

Per esempio g([3, 4] x [8, 15]) = g[-36, 77] = (-36/85) + (77/85)i = (3/5 + 4/5i)(8/17 + 15/17i) = g[3, 4]g[8, 15].

E' chiaro ora che l'insieme delle classi [a, b], con il prodotto che abbiamo definito, è un gruppo isomorfo a UR. Ogni classe è rappresentata da un'unica CPP. Quindi si ha il seguente bellissimo teorema:

L'insieme delle coppie pitagoriche primitive forma un gruppo isomorfo al gruppo dei punti razionali sul cerchio unitario.

Chiamiamo questo gruppo Gruppo Pitagorico e lo denotiamo con GP.

Si noti che l'inverso di [a, b] in GP è [a, -b]. Infatti [a, b] x [a, -b] = [c, 0] = [1, 0].

Osserviamo anche che l'insieme delle quattro classi singolari { [1, 0], [0, 1], [-1, 0], [0, -1] } è un sottogruppo di GP. E' un sottogruppo ciclico di ordine 4, generato da [0, 1], isomorfo al sottogruppo generato da i in UR che è costituito dalle 4 radici quarte di 1.

Per scoprire la mirabile struttura del Gruppo Pitagorico dobbiamo studiare un poco gli interi di Gauss.

3 - Gli interi di Gauss

Diciamo IG l'insieme formato da tutti i numeri complessi con parti reale e immaginaria intere:

IG = { a + bi: a e b sono interi }

IG è un anello, proprio come l'anello Z dei numeri interi. In Z gli unici elementi invertibili sono 1 e -1. In IG ci sono 4 invertibili, che sono esattamente la intersezione di IG con UR, ovvero le quattro radici quarte di 1 di cui si è parlato sopra.

Due interi di Gauss α e β si dicono associati se uno si ottiene dall'altro moltiplicandolo per un invertibile (in Z sono associati n e -n).

Dato α = a + bi in IG, gli associati di α sono:

β = 1α = a + bi

β = -1α = -a - bi

β = iα = -b + ai

β = -iα = b - ai

Si noti che se α è in IG, anche conj(α) è un intero di Gauss. Inoltre conj(α) è un associato di α se e solo se α è un multiplo intero di
1 + i oppure di 1 - i.

Diciamo che α divide β se esiste un γ, sempre in IG, tale che β = αγ. Se α divide β scriviamo

α|β

Per esempio, sappiamo che 3 + 4i|-36 + 77i perché -36 + 77i = (3 + 4i)(8 + 15i).

Si noti bene la differenza tra i simboli | e /. L'espressione 3 + 4i|-36 + 77i è una affermazione, equivale a dire "3 + 4i è un divisore di
-36 + 77i", mentre -36 + 77i/3 + 4i è il risultato di una operazione, del dividere -36 + 77i per 3 + 4i,  -36 + 77i/3 + 4i = 8 + 15i.

Nell'anello Z, anche se m non divide n è possibile dividere n per m, con un certo resto. Tutti sappiamo dividere due interi e conosciamo l'algoritmo di divisione in Z (anche se magari abbiamo qualche difficoltà con gli interi negativi ...). Diamo qui sotto un algoritmo diverso da quello che usiamo sempre, ma più facimente generalizzabile a casi in cui non c'è un ordinamento naturale nell'anello.

Con |x| denotiamo ovviamente il valore assoluto di x.
Se x è un numero reale denotiamo con round(x) l'intero più vicino a x; in caso di equidistanza da due interi scegliamo l'intero con valore assoluto minore. Per esempio round(-3/2) = -1, round(1/2) = 0. Si ha sempre |x - round(x)| ≤ 1/2.

Algoritmo generalizzabile di divisione in Z.

Dati n ed m in Z non nulli, esistono q ed r interi tali che:

n = mq + r

dove r = 0 oppure r è un intero tale che |r| < |m|.

Dimostrazione costruttiva:

Poniamo q = round(n/m), e poniamo r = n - mq.
Allora |r| = |n - mq| = |m||n/m -q| = |m||n/m - round(n/m)| ≤ (1/2)|m| < |m|. Esempi

n = 8, m = 5
q = round(8/5) = 2, r = -2

n = 8, m = -5
q = round(-8/5) = -2, r = -2

n = -8, m = 5
q = round(-8/5) = -2, r = 2

n = -8, m = -5
q = round(8/5) = 2, r = 2

Si osservi che il resto è combinazione lineare con coefficienti interi dei numeri m ed n. Pertanto continua a funzionare l'algoritmo di Euclide per la ricerca del MCD e per la inversione modulare.

In IG l'algoritmo generalizzabile ci dà direttamente un valido algoritmo di divisione tra interi di Gauss, semplicemente sostituendo la norma N(x) al valore assoluto |x|.

Algoritmo di divisione in IG

Dati due interi di Gauss non nulli α e β esistono interi di Gauss μ e ρ tali che:

α = βμ + ρ

dove ρ = 0 oppure N(ρ) < N(β).

Dimostrazione costruttiva:

Poniamo u + vi = α/β, dove la divisione avviene nel campo C dei numeri complessi. Si ha pertanto

u + vi = αβ-1 = αconj(β)/N(β).

Poiché il prodotto αconj(β) è ancora un intero di Gauss, i coefficienti u e v sono numeri razionali. Poniamo

μ = round(u) + round(v)i   e   ρ = α - βμ. Si ha:

N(ρ) = N(α - βμ) = N(β)N(α/β - μ) = N(β)N(u + vi - (round(u) + round(v)i)) = N(β)N( (u - round(u)) + (v - round(v))i ) =
= N(β)((u - round(u))2 + (v - round(v))2) ≤ N(β)((1/2)2 + (1/2)2) = (1/2)N(β) < N(β).

Utilizzando l'algoritmo di divisione possiamo calcolare il MCD (massimo comun divisore) di due interi di Gauss.

Ricordiamo la definizione:

Diciamo che γ è MCD di α e β se:
  • γ|α e γ|β
  • δ|α e δ|β implica δ|γ
Naturalmente il MCD è definito a meno di associati. Due interi di Gauss si dicono coprimi se il loro MCD è 1 (o -1, i, -i).

Vogliamo ora introdurre il concetto di primo di Gauss. Pensiamo ai numeri primi ordinari. Se p è primo e p = ab, possiamo essere certi che uno dei fattori è invertibile e l'altro è associato a p (ovviamente in Z). Per esempio 7 = 7x1, o 7 = -7x-1, a parte l'ordine. Per imitazione, definiamo:

α si dice primo in IG se α = βγ implica che β o γ è invertibile.
I quattro invertibili di IG sono caratterizzati dall'avere norma 1. Dunque, equivalentemente,
α è primo in IG se e solo se α = βγ implica che N(β) = 1 o N(γ) = 1.

detto in altro modo:

α non è primo se e solo se α = βγ con N(β) < N(α) e N(γ) < N(α).

Si vede subito che se N(α) è un numero primo, allora α è primo in IG. Infatti se N(α) = p e α = βγ allora p = N(βγ) = N(β)N(γ). Pertanto N(β) = 1 o N(γ) = 1.

Per esempio 239 + 180i ha norma 89521, che è primo. Quindi 239 + 180i è primo in IG.

Il Teorema Fondamentale dell'Aritmetica (TEOFAR) asserisce che:

Ogni intero n in Z, non nullo e non invertibile, è prodotto di numeri primi. Il prodotto è unico a meno dell'ordine e di associati.

Per esempio 2873850 = 2x3x5x5x7x7x17x23 = 23x(-2)x(-3)x7x5x(-5)x17x(-7) = ....

Sussiste un analogo Teorema Fondamentale dell'Aritmetica per gli Interi di Gauss (TEOFARIG). La dimostrazione di questo teorema è così elegante e elementare che non posso fare a meno di accennarvi.

TEOFARIG

Ogni α non nullo e non invertibile in IG è prodotto di primi. Il prodotto è unico a meno dell'ordine e di associati.

Dimostrazione

Si fa per assurdo. Sia S l'insieme degli interi di Gauss, non nulli e non invertibili, che non sono prodotto di primi. Supponiamo che S non sia vuoto. Poiché le norme sono numeri interi positivi, esiste in S un α tale che N(α) è minimo, ovvero:

(i) per ogni β in S, N(α) ≤ N(β)

Poiché α appartiene a S, α non può essere primo. Dunque α = βγ con N(β) < N(α) e N(γ) < N(α).

Per la minimalità di N(α), né β né γ appartengono a S. Dunque β e γ sono prodotto di primi. Ma allora anche α = βγ è prodotto di primi, che è assurdo. Pertanto S è vuoto!

Si prova poi facilmente la unicità, utilizzando questi fatti:

Si dimostra che:

  1. ogni primo π in IG divide un unico primo ordinario p.
  2. 1 + i è primo, di norma 2.
  3. se p è primo della forma 4k + 3, p rimane primo in IG, con norma p2.
  4. se p è primo della forma 4k + 1, p in IG si fattorizza nel prodotto πconj(π), dove π e conj(π) sono primi coniugati non associati, di norma p.
Particolarmente interessante è il punto 4. Vediamo una traccia di dimostrazione.

E' noto che se p è congruo a 1 modulo 4, allora esiste una radice quadrata di -1 modulo p. Per esempio, se p = 13,
52 = 25 = -1 modulo 13.
Sia dunque a un intero tale che a2 modulo p è -1.

Allora p|(a2 + 1). In IG p divide (a - i)(a + i). Poiché p, ovviamente, non divide né a + i, né a - i, p non è primo in IG. Quindi p = πτ dove π non è associato a p, e τ non ha norma 1. Segue immediatamente che N(π) = N(τ) = p.

Come conseguenza, otteniamo gratuitamente questo risultato (Fermat):

Se p è un primo congruo a 1 modulo 4, allora p è somma di due quadrati.

E' facile poi dimostrare che la espressione di p come somma di due quadrati (ovvero come norma di π) è unica, a parte l'ordine.

Da quanto detto si ottiene che si possono elencare i primi in IG, elencando i fattori in IG dei primi ordinari.

Questo procedimento è essenzialmente lo stesso dell'esprimere i primi p (del tipo 4k + 1) come somma di due quadrati. Infatti se p è congruo a 3 modulo 4 rimane primo e non si fattorizza. Se p = 4k + 1, allora p = a2 + b2 e p si fattorizza in IG nel prodotto di due primi:
p = (a + bi)(a - bi).
Pertanto, in questo caso, p genera in IG due primi non associati: a + bi e b + ai ( = i(a - bi)).

Come elencare i primi di Gauss

Per quanto detto è sufficiente scrivere i fattori primi (in IG) dei numeri primi ordinari.

2 => 1 + i (2 è associato al quadrato del primo 1 + i)
3 => 3 (rimane primo)
5 => 1 + 2i, 2 + i (2 + i è associato al coniugato di 1 + 2i)
7 => 7
11 => 11
13 => 2 +3i, 3 + 2i
17 => 1 + 4i, 4 + i
19 => 19
23 => 23
29 => 2 + 5i, 5 + 2i
31 => 31
....
2017 => 9 + 44i, 44 + 9i
....

Nella figura sottostante si vedono i primi di Gauss con parti reale e immaginaria minori (in valore assoluto) di 100.

primi di Gauss
Figura 2

Abbiamo visto che 2 e i primi congrui a 1 modulo 4 sono somma di due quadrati. Rispondiamo ora alla domanda: quali interi sono somma di due quadrati? Osserviamo che ogni intero n si può scrivere nella forma m2p1p2...ps, dove i pj sono primi distinti. Ovviamente m può essere 1; in questo caso n è prodotto di primi distinti e si dice privo di quadrati (square free).

Teorema sulla somma di due quadrati

Dato un intero n = m2p1p2...ps, n è somma di due quadrati se e solo se ogni pj è congruo a 1 modulo 4.

Diamo una dimostrazione costruttiva della parte se

Poiché per ipotesi ogni pj è della forma 4k + 1, esistono primi di Gauss π1, ..., πs tali che per ogni j compreso tra 1 ed s si ha N(πj) = pj. Inoltre ovviamente N(m) = m2. Quindi:

n = N(m)N(π1) ... N(πj) ... N(πs) = N(mπ1 ... πj ... πs) = N(z) = a2 + b2.

Esempio

Sia dato n = 8742825 = 32x52x72x13x61 = (105)2x13x61.

Abbiamo m = 105, p1 = 13 = 4 + 9 = N(2 + 3i) = N(π1) e p2 = 61 = 25 + 36 = N(5 + 6i) = N(π2).
Dunque z = mπ1π2 = 105((2 + 3i))((5 + 6i)) = 105(-8 + 27i) = (-840 + 2835i).

Pertanto n = N(z) = 8402 + 28352.

4 - La struttura del Gruppo Pitagorico GP

Il Gruppo Pitagorico è un gruppo abeliano (commutativo) infinito. E' facile vedere che gli unici elementi di GP con periodo finito sono le quattro classi singolari: esse formano il gruppo di torsione di GP. Ricordiamo che il periodo di un elemento x in un gruppo G è il minimo intero positivo e tale che xe = 1G, dove 1G è l'elemento neutro di G. Se non esiste alcun intero positivo tale che xe = 1G, diciamo che x ha periodo infinito. In GP dunque tutti gli elementi hanno periodo infinito tranne l'elemento neutro [1, 0] che ha periodo 1, [-1,0] che ha periodo 2, e gli elementi [0, 1] e [0, -1] che hanno periodo 4.

Chiamiamo T il sottogruppo di torsione.

Nel teorema che segue vediamo che il gruppo GP, modulo T, è costituito dai quadrati degli interi di Gauss.

Lavorare modulo T significa che se [a, b] è non singolare, si identificano le classi

[a, b], [-a,-b], [-b, a], [b, -a]

Data questa identificazione e visto che in una CPP a e b devono avere parità diverse, possiamo supporre senza restrizioni che b sia pari e positivo. Si noti che le quattro classi singolari si identificano tra di loro, venendo a coincidere con la classe elemento neutro [1, 0].

Teorema dei quadrati

1 - Se [a, b] è un elemento non singolare di GP esiste un intero di Gauss u + vi di norma dispari tale che a + bi = (u + vi)2 e MCD(u, v) = 1.

2 - Se MCD(u, v) = 1 e poniamo a + bi = (u + vi)2, allora [a, b] è un elemento non singolare di GP.

3 - Se MCD(a, b) = 1, a2 + b2 = z e z è dispari, allora ogni divisore primo (in Z) di z è congruo a 1 modulo 4.

Dimostrazione della parte 1

1 - Per ipotesi MCD(a, b) = 1 e, come si è detto, possiamo supporre b pari e positivo.
Poiché (a, b) è una CPP esiste c tale che a2 + b2 = c2, e c2 - a2 = (c - a)(c + a) = b2.
c ed a sono entrambi dispari e coprimi. Quindi (c + a)/2 e (c - a)/2 sono interi e quadrati.
Posto u = ( (c + a)/2)1/2 e v = ( (c - a)/2)1/2 (u e v positivi) si ha:

2uv = 2( (c + a)/2)1/2( (c - a)/2)1/2 = 2((c + a)(c - a)/4)1/2 = 2(b2/4)1/2 = b
u2 - v2 = (c + a)/2 - (c - a)/2 = a

Quindi (u + vi)2 = (u2 - v2) + 2uvi = a + bi. MCD(u, v) = 1 perché a e b sono coprimi. Inoltre, poiché a è dispari, u e v devono avere parità diverse e la norma di u + vi è dispari.

Esempio

Consideriamo la classe [-15, 8], cioè a = -15 e b = 8.
a2 + b2 = 289, e c = 17.
(c + a)/2 = 1 e quindi u = 1
(c - a)/2 = 16 e quindi v = 4
-15 + 8i = (1 + 4i)2

Dimostrazione della parte 2

Posto a + bi = (u + vi)2 e detta c la norma di u + vi, si ha che N(a + bi) = c2.
Pertanto a2 + b2 = c2.

Dimostrazione della parte 3

Per ipotesi a2 + b2 = (a + bi)(a - bi) = z
z è dispari, e quindi i divisori di z sono diversi da 2.
Se p divide z e p è primo in IG, allora p deve dividere a + bi o a - bi. Ma questo non può essere perché MCD(a, b) = 1.
Quindi p è un primo di Z che non rimane primo in IG: pertanto p è della forma 4k + 1.

Nel seguito denoteremo con S l'insieme dei primi congrui a 1 modulo 4. Denotiamo inoltre con SIG l'insieme dei primi di IG che dividono gli elementi di S.

Dato p in S, p si fattorizza in IG nel prodotto ρconj(ρ), con ρ e conj(ρ) in SIG. Poniamo ρ = s + ti, e conseguentemente conj(ρ) = s - ti. ρ ha quattro associati in IG: s + t i, - s - ti, - t + si, t - si.
Anche conj(ρ) ha quattro associati: s - t i, - s + ti, - t - si, t + si
Questi otto interi di Gauss sono tutti primi. Tra di essi ce n'è uno solo che ha entrambe le componenti positive e quella reale maggiore di quella immaginaria: lo denotiamo con πp = up + vpi. Sappiamo che p = N(πp) = up2 + vp2.

Indichiamo con [ap, bp] la classe che proviene da πp2, cioè la classe dove:

ap = up2 - vp2, bp = 2upvp

Chiamiamo queste particolari classi generatrici, e le corrispondenti CPP coppie generatrici.

Questo è l'insieme dei primi 100 elementi di S:

{5, 13, 17, 29, 37, 41, 53, 61, 73, 89, 97, 101, 109, 113, 137, 149, 157, 173, 181, 193, 197, 229, 233, 241, 257, 269, 277, 281, 293, 313, 317, 337, 349, 353, 373, 389, 397, 401, 409, 421, 433, 449, 457, 461, 509, 521, 541, 557, 569, 577, 593, 601, 613, 617, 641, 653, 661, 673, 677, 701, 709, 733, 757, 761, 769, 773, 797, 809, 821, 829, 853, 857, 877, 881, 929, 937, 941, 953, 977, 997, 1009, 1013, 1021, 1033, 1049, 1061, 1069, 1093, 1097, 1109, 1117, 1129, 1153, 1181, 1193, 1201, 1213, 1217, 1229, 1237}

E questo è l'insieme delle corrispondenti classi generatrici:

{[3,4], [5,12], [15,8], [21,20], [35,12], [9,40], [45,28], [11,60], [55,48], [39,80], [65,72], [99,20], [91,60], [15,112], [105,88], [51,140], [85,132], [165,52], [19,180], [95,168], [195,28], [221,60], [105,208], [209,120], [255,32], [69,260], [115,252], [231,160], [285,68], [25,312], [75,308], [175,288], [299,180], [225,272], [275,252], [189,340], [325,228], [399,40], [391,120], [29,420], [145,408], [351,280], [425,168], [261,380], [459,220], [279,440], [341,420], [165,532], [231,520], [575,48], [465,368], [551,240], [35,612], [105,608], [609,200], [315,572], [589,300], [385,552], [675,52], [651,260], [259,660], [725,108], [595,468], [39,760], [481,600], [195,748], [555,572], [759,280], [429,700], [629,540], [205,828], [825,232], [805,348], [369,800], [129,920], [215,912], [741,580], [615,728], [945,248], [925,372], [559,840], [45,1012], [779,660], [1015,192], [999,320], [861,620], [731,780], [1085,132], [585,928], [141,1100], [235,1092], [329,1080], [1025,528], [1131,340], [855,832], [49,1200], [245,1188], [705,992], [1221,140], [1075,612]}

Come si è detto sopra, c'è un semplice algoritmo per passare dalla prima alla seconda lista:

Si sceglie un primo p in S, per esempio p = 1201.
Si scrive p come somma di due quadrati, p = up2 + vp2, nel nostro caso 1201 = 252 + 242
Si determina la classe: [up2 - vp2, 2upvp] = [252 - 242, 2x24x25] = [49, 1200]

Si noti che in realtà al primo p corrispondono due classi: [a, b] e [-a, b]. Abbiamo scelto come generatrici quelle con il primo termine positivo. Si noti che [-a, b] è uguale a [a, -b] modulo T, e quindi [-a, b] è la inversa di [a, b]: [-a, b] = [a, b]-1.
Si noti che la classe [-a, b], sempre ragionando modulo T, proviene dal quadrato di conjp).

Siamo ora in grado di determinare completamente la struttura di GP:

Teorema di struttura di GP

Ogni [a, b] in IG è prodotto di potenze di classi generatrici.

Dimostrazione costruttiva

Data [a, b], abbiamo visto che a + bi = (u + vi)2, con MCD(u, v) = 1.
In IG u + vi si fattorizza in modo unico in un prodotto di primi, eventualmente ripetuti. Poiché la norma di u + vi è dispari, il primo 1 + i (che ha norma 2) non divide u + vi. I primi ordinari p in IG (i primi congrui a 3 modulo 4) non dividono u + vi perché MCD(u, v) = 1.
Quindi u + vi = ρ1ρ2...ρt, dove i ρj sono tutti in SIG.
Segue che a + bi = ρ12ρ22...ρt2.
Ritornando alle classi, questo significa che [a, b] è prodotto di potenze (eventualmente negative) di classi generatrici.

Esempio

Sia [a, b] = [17591337, 8514584]. Il terzo elemento c della corrispondente TPP è 19543625.
Calcoliamo u, la radice quadrata di (c + a)/2. Si trova u = 4309.
Calcoliamo v, la radice quadrata di (c - a)/2. Si trova v = 988.
Si ha pertanto 17591337 + 8514584i = (4309 + 988i)2.
Fattorizzando 4309 + 988i in IG si ottiene 4309 + 988i = i(2 - i)3(4 + i)2(21 - 10i)
Con le notazioni precedenti 4309 + 988i = i(conj5)3π172conj541)).
Ai quadrati π52, π172, π5412 corrispondono rispettivamente le classi generatrici [3, 4], [15, 8], [341, 420].

Pertanto in GP [17591337, 8514584] = [-3, 4]3[15, 8]2[-341, 420]

4 - Conclusioni

Abbiamo visto che la teoria delle terne pitagoriche è completamente controllata dall'insieme S dei numeri primi della forma 4k + 1, attraverso la sequenza primo ordinario p in S  =>  primi di Gauss πp = up + vpi e  conjp)   =>
=>  terne pitagoriche (ap, bp, cp)  e  (-ap, bp, cp)  dove:

ap = up2 - vp2,  bp = 2upvp,  cp = up2 + vp2

Si ottengono così tutte le terne generatrici. Tutte le altre sono prodotti di queste, nel senso sopra specificato:

(a, b, c) x (d, e, f) = (ad - be, ae + bd, cf)

Per esempio alla successione delle potenze di 5, { 5, 25, 125, 625, ... } corrisponde la successione di terne pitagoriche:

P5 = { (3, 4, 5),  (7, 24, 25),  (117, 44, 125),  (527, 336, 625),  ... }.

Dovrebbe a questo punto essere chiaro che P5 è determinata dalle potenze di 3 + 4i, o - equivalentemente - dalle potenze pari di 2 + i. Ovviamente l'insieme delle potenze di α = a + bi, ricorre con polinomio x2 - 2ax + (a2 + b2), polinomio che ha come zeri α e conj(α).

Nel caso di α = 3 + 4i, il polinomio di ricorsione è x2 - 6x + 25. Le potenze di 3 + 4i sono:

{  1 + 0i, 3 + 4i, -7 + 24i, -117 + 44i, -527 -336i, ...  }

La parte reale e quella immaginaria ricorrono con il polinomio suddetto, per esempio:

-336 = 6x44 - 25x24     e    -527 = 6x(-117) - 25x(-7)

L'universo delle terne pitagoriche è intessuto di successioni ricorrenti di secondo ordine!

Questo stesso universo è sostenuto da una potente e celata struttura, un albero ternario: l'Albero di Pitagora. Parleremo di questa pianta celeste tra breve!

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[55] 06 Aprile 2007


Primi Gemelli e Famose Costanti


1 - I nuovi campioni

Due numeri primi p e q tali che q = p + 2 si dicono primi gemelli.

Queste sono le coppie di primi gemelli per q £ 200:
(3, 5), (5, 7), (11, 13), (17, 19), (29, 31), (41, 43), (59, 61), (71, 73),
(101, 103), (107, 109), (137, 139), (149, 151), (179, 181), (191, 193), (197, 199).
Circa due mesi fa, precisamente il 15 gennaio 2007, sono stati trovati gli attuali campioni, i più grandi gemelli noti:
p = 2003663613 ×2195000 - 1

q = 2003663613 ×2195000 + 1


Si tratta di due interi di ben 58711 cifre! Sono stati trovati da Eric Vautier (Francia), nell'ambito di un progetto di ricerca globale, che utilizza una grande numero di computer connessi alla rete.

2 - Dove cercare i primi e particolarmente i gemelli

Penso che molti lettori (a giudicare dalle lettere che ho ricevuto) si siano accorti, meditando per loro conto sui misteri dei numeri, che i primi (tranne 2 e 3) sono tutti contenuti nelle successioni

6k + 1 = {1, 7, 13, 19, 25, 31, 37, 43, 49, 55, 61, 67, ... }
6k + 5 = {5, 11, 17, 23, 29, 35, 41, 47, 53, 59, 65, 69, ... }

al variare di k nell'insieme degli interi naturali, k = 0, 1, 2, 3, 4, ...

Questo fatto si spiega con un minimo di aritmetica modulare. Se prendiamo un intero n positivo e lo dividiamo per 6, il resto della divisione sarà un intero compreso tra 0 e 5. Quindi n cadrà in una e una sola di queste sei successioni aritmetiche

6k
6k + 1
6k + 2
6k + 3
6k + 4
6k + 5
Però, se n è primo, i resti 0, 2, 3 e 4 non si possono avere, altrimenti n risulterebbe essere divisibile rispettivamente per 6, 2, 3 o 4.

Si tratta di un vantaggio notevole: gli interi del tipo 6k +1 o 6k + 5 sono appena un terzo di tutti gli interi. Ma si può fare di meglio, prendendo come modulo 30. I numeri primi possono stare soltanto nelle successioni 30k + c dove c è coprimo con 30 (cioè non è divisibile per 2, 3 o 5).
Ci sono 8 classi, nelle quali stanno tutti i primi (tranne 2, 3 e 5):

30k + 29 =    {29, 59, 89, 119, 149, 179, 209, 239, 269, 299, 329, 359, ... }
30k + 1  = {1, 31, 61, 91, 121, 151, 181, 211, 241, 271, 301, 331, ... }

30k + 7  = {7, 37, 67, 97, 127, 157, 187, 217, 247, 277, 307, 337, ... }

30k + 11 = {11, 41, 71, 101, 131, 161, 191, 221, 251, 281, 311, 341, ... }
30k + 13 = {13, 43, 73, 103, 133, 163, 193, 223, 253, 283, 313, 343, ... }

30k + 17 = {17, 47, 77, 107, 137, 167, 197, 227, 257, 287, 317, 347, ... }
30k + 19 = {19, 49, 79, 109, 139, 169, 199, 229, 259, 289, 319, 349, ... }

30k + 23 = {23, 53, 83, 113, 143, 173, 203, 233, 263, 293, 323, 353, ... }
L'unione di queste liste contiene 4/15 di tutti gli interi, e contiene tutti i numeri primi: pertanto essi appaiono con frequenza maggiore. Inoltre i primi gemelli hanno differenza due, quindi le coppie gemelle (p, q) possono avere solo una di queste tre forme:
(30k + 29, 30(k+1) + 1)
(30k + 11, 30k + 13)
(30k + 17, 30k + 19)
Si tratta di 6 classi su 30: appena il 20% di tutti gli interi! Le coppie di primi gemelli, nella tavola precedente, sono state evidenziate in rosso.

Osserviamo che i campioni appena scoperti sono della terza forma.

Chiaramente si può procedere e prendere come modulo 210 = 2 × 3 × 5 × 7, ...

3 - Quanti sono i primi gemelli?

Il Teorema dei Numeri Primi (TNP) asserisce che:


(1)     p(x) ~ x

log(x)

Nella (1) p(x) è il numero dei primi p £ x.

Per esempio p(10) = 4, perché i primi minori o uguali a 10 sono 2, 3, 5, 7.

La (1) equivale a:


(2)    
lim
x® ¥ 
p(x)log(x)

x
= 1
La funzione x/log(x) è una buona approssimazione di p(x), ma il logaritmo integrale è molto migliore. Il logaritmo integrale è così definito:

(3)     li(x) = ó
õ
x

2 
dt

log(t)
confronto con il logaritmo integrale
Figura 1

Nella Figura 1 si osservano tre curve. Quella più bassa, in rosso, è x/log(x), quella sottile in nero è p(x), quella in verde è il logaritmo integrale. Ho inspessito la traccia verde perché nel grafico si sovrapponeva alla nera con una precisione tale da renderle indistinguibili!

Si pensi che p(16.000.000) = 1.031.130, mentre il logaritmo integrale per x = 16.000.000 dà 1.031.434, con un errore di appena 314 e con una percentuale di errore di circa 3 su 10.000.

In Figura 2 si vede il grafico della differenza li(x) - p(x), per x fino a circa 10 milioni.

differenza li(x)-pi(x)
Figura 2

Il TNP (1) ci dice che la probabilità che un numero n preso a caso tra 1 e x sia primo è all'incirca 1/log(x). Nel caso dei primi gemelli
(p, p+2), trattandosi di una coppia, potremmo pensare ad una probabilità dell'ordine di 1/log2(x). Questo però sarebbe vero se i due eventi, estrarre p e p+2 primi, fossero indipendenti, cosa che è ben lungi dall'essere vera, in quanto p+2, per esempio, se p è primo, deve essere dispari, perché tutti i primi p maggiori di 2 sono dispari, e per questo solo fatto raddoppia in un colpo solo la probabilità di essere primo, rispetto ad un n casuale.

Se q è un generico primo, p può appartenere, in quanto non divisibile per q, a q-1 classi di resto modulo q (abbiamo usato questo fatto nel paragrafo 2) e di queste q-1 solo q-2 restano disponibili per p+2.

Un intero casuale ha probabilità (q-1)/q di non essere divisibile per q, mentre la probabilità di p+2 è (q-2)/(q-1).

C'è dunque un "vantaggio" per p+2, nel superare il test della divisione per q, quantificabile con il rapporto ((q-2)/(q-1))/((q-1)/q).

Questo ragionamento ci induce a considerare la costante C2 così definita:


(4)     C2 =
Õ
q primo > 2 
(q-2)/(q-1)

(q-1)/q

La costante C2 si può effettivamente calcolare con grande precisione (sono note 5.020 cifre) e si trova

Costante dei Primi Gemelli C2 = 0,66016181584686957...

Ricordando il fattore 2 di cui si è parlato sopra, possiamo, euristicamente, supporre che:


(5)     p2(x) ~ 2 C2 li2(x)

dove p2(x) denota in numero delle coppie di primi gemelli minori di x, e li2(x) è


(6)     li2(x) = ó
õ
x

2 
dt

log2(t)

Naturalmente la (5) non è un teorema, ma soltanto una ipotesi, basata sulle considerazioni precedenti.

Si tratta però di una ipotesi molto buona!

andamento effettivo ed andamento previsto del numero di coppie gemelle
Figura 3

In Figura 3 la curva disegnata con tratto nero sottile è p2(x), per x che varia da 3 a 148.948.100.
La curva verde rappresenta invece 2C2 li2(x) nel medesimo intervallo. Le curve si sovrappongono quasi perfettamente.

In realtà il confronto con i dati sperimantali è impressionante. Nell'estremo destro di Figura 3 abbiamo:

p2(148.948.100) = 626.554, e 2C2li2(148.948.100) = 626.531,86..., con una differenza di appena 23 coppie! La percentuale di errore è di circa 3,67 centomillesimi!

Nella figura sottostante vediamo la differenza tra il numero effettivo delle coppie gemelle ed il numero stimato mediante la (5):

differenza tra il numero effettivo delle coppie gemelle ed il numero stimato
Figura 4

Per disegnare il grafico della Figura 4 ho preso le 626.554 coppie di primi gemelli minori di N=148.948.100, ho diviso l'intervallo tra 1 e N in mille parti e nei mille estremi destri ho calcolato F(x) = p2(x) - 2C2li2(x).

Malgrado l'abbondanza di dati sperimentali, rimane comunque irrisolta la famosa Congettura dei primi gemelli:

Congettura: esistono infinite coppie di primi gemelli
.

4 - Altre tre notevoli costanti matematiche.

Se la congettura dei primi gemelli è sbagliata allora la somma dei reciproci dei primi gemelli è certamente finita, è un ben preciso numero razionale positivo.

Anche se fossero infiniti, però, la somma della serie dei reciproci dei gemelli potrebbe essere finita ( si ricordi, per esempio, che la somma dei reciproci dei quadrati è p2/6 ).

In effetti Viggo Brun (1885-1978), nel 1919, provò che la serie dei reciproci dei gemelli converge! Quindi si ha:


(7)    
å
p primo gemello 
1

p
  =  ( 1

3
+ 1

5
) + ( 1

5
+ 1

7
) + ( 1

11
+ 1

13
) + ( 1

17
+ 1

19
)+ ( 1

29
+ 1

31
) + ¼  =  B

Il numero B (del quale si sa ben poco) è detto costante di Brun.

Definiamo la funzione b(x) nel modo seguente:


(8)     b(x) =
å
p gemello < x 
1

p

La b(x) è una funzione a scalini, data dalle somme parziali della serie (7).
Per esempio b(32) = b(33) = b(34) = b(35) = b(36) = b(37) = 1,2657...
Nella figura sottostante si vede il grafo di b(x):

grafo di b(x)
Figura 5

La convergenza di b(x) è molto lenta e incerta. Per il teorema di Brun siamo sicuri che la serie converge, ma è assai difficile fissare le cifre decimali del limite. Si sono calcolate (utilizzando argomenti e metodi di calcolo assai sofisticati) le prime 9 cifre decimali di B:

Costante di Brun B = 1,902160582...

Come si intuisce dalla Figura 5, la strada per arrivare vicino a B deve essere molto, molto, molto lunga....

Se invece di sommare i reciproci dei primi gemelli sommiamo i reciproci dei numeri primi otteniamo, come già provò Eulero, una serie divergente.


(9)    
å
p primo 
1

p
  =  ¥

Questa serie sembra divergere in modo molto simile al tendere all'infinito di log(log(p)), con grande calma e dignità.

Mi pare fosse Lenstra che, con una battuta, diceva "si sa che log(log(n)) va all'infinito, ma nessuno l'ha mai visto arrivarci!".

somma dei reciproci dei primi
Figura 6

Nella Figura 6 la curva rossa rapprenta log(log(pn)), dove pn è l'n-esimo primo, e n va da 1 a 106.

La curva nera è la somma di 1/pn, nel medesimo intervallo.

Entrambe le funzioni di Figura 6 divergono, tendono all'infinito, se pur lentamente. Si nota subito, però, che sembrano parallele, quasi che la loro differenza sia costante.

Quello che accade è che la loro differenza tende ad una costante M, detta (attualmente) costante di Mertens.

Fu infatti Mertens a provare il seguente Teorema:


(10)    
lim
x® ¥ 

å
p £ x 
1

p
- log(log(x)) = M

Della costante di Mertens sono note 8.010 cifre:

Costante di Mertens M = 0,26149721284764278...

Poiché la somma dei reciproci dei numeri primi diverge, a maggior ragione divergerà la somma dei reciproci degli interi, la cosiddetta serie armonica.


(11)     ¥
å
n=1 
1

n
= ¥

Poiché, come è ben noto:


(12)     log(t) = ó
õ
t

1 
dx

x

il logaritmo log(n) è il valore dell'area sottostante all'iperbole y = 1/x nel tratto compreso tra x = 1 e x = n:

il logaritmo come area
Figura 7

Possiamo sovrastimare l'area, ovvero log(n), sommando le aree dei rettangoli le cui basi hanno tutte ampiezza 1,e le cui altezze sono rispettivamente 1, 1/2, 1/3, ...

Pertanto avremo certamente:


(13)     1 + 1

2
+ 1

3
+ 1

4
+ ¼+ 1

n
> log(n)

La somma a sinistra della (13) è la n-esima somma parziale della serie armonica (11): la denotiamo con Hn. I numeri razionali Hn vengono chiamati numeri armonici

Nella figura seguente:

somma armonica e log(n)
Figura 8

la linea nera è il grafo di Hn, e quella sotto, rossa, rappresenta log(n), al variare di n.

La figura è abbastanza precisa, per esempio per n = 7x105, si vede che Hn è circa 14, e log(n) si può valutare intorno a 13,5.
In effetti i valori reali sono Hn = 14,0361... e log(n) = 13,4588...

La Figura 8, come la Figura 6, sembra suggerire che la differenza tra Hn e log(n) tenda a divenire costante. Ed è proprio così, il limite della differenza esiste ed è la famosa costante "gamma" di Eulero - Mascheroni:


(14)    
lim
n® ¥ 
Hn - log(n) = g

La costante g si calcola molto più facilmente delle tre viste in precedenza, e di essa sono noti milioni di cifre decimali. Il record attuale sembra appartenere al giovane studente Alex Yee, che nel dicembre del 2006 ha calcolato 116,6 milioni di cifre di g.

Costante di Eulero - Mascheroni g = 0,57721566490153286060...

Malgrado g sia (o sembri) così noto, nessuno sa se è un numero razionale o meno! Nel bellissimo libro di Havel ([1]) si osserva, a pagina 97, che Thomas Papanikolaou ha calcolato lo sviluppo in frazione continua di g fino al 470.006-esimo quoziente parziale. Un numero reale è razionale se e solo se il suo sviluppo in frazione continua è finito, ... dunque questa era la speranza di Papanikolaou... Malgrado lo sviluppo non sia terminato, lasciando così irrisolto il mistero della irrazionalità di g, ha portato come risultato il fatto che, se g è razionale, il denominatore della frazione che lo rapprenta deve avere più di 240.000 cifre!

Ci sembra (ma è un sentimento, questo sì, irrazionale) impossibile che un numero come g, legato alla più ovvia delle sequenze, quella dei numeri armonici, sia tanto strano! E ben volentieri ci associamo alla seguente Congettura g:

congettura: g è irrazionale

Non resisto dal citare, sempre da [1], questa frase di David Hilbert (1900):

Consideriamo i problemi irrisolti, come la questione della irrazionalità della costante di Eulero - Mascheroni o l'esistenza di infiniti primi della forma 2n + 1. Per quanto possano sembrare inavvicinabili, questi problemi, e sebbene ci poniamo di fronte a loro quasi senza speranza, abbiamo nondimeno la ferma convinzione che la loro soluzione deve seguire da un numero finito di processi puramente logici.
Subito dopo Julian Havil osserva:
Il mondo matematico è ancora in attesa di quel particolare numero finito di processi puramente logici.
(e sono passati 107 anni ... :)

La costante g appare in molte notevoli formule matematiche, per esempio nel Teorema di Mertens:


(15)    
Õ
p £ x 
(1 - 1

p
) ~ e-g

log(x)
Inoltre le costanti M (di Mertens) e la g sono legate tra di loro:


(16)    
å
p 
( log(1 - 1

p
) + 1

p
) =  M - g

La covergenza della serie a sinistra nella (16) è drammaticamente veloce:

la relazione (16)
Figura 9

La linea nera rappresenta le prime 50 somme parziali della serie (si sono quindi utilizzati solo i primi 50 numeri primi). Proseguendo non è visibile in figura nessuna variazione, la curva (in realtà a gradini) che rappresenta la sequenza delle somme parziali si schiaccia letteralmante sula linea orizzontale rossa, che segna la costante M - g.

La (16) è di per sè un teorema assai interessante, che è dimostrato (Teorema 428) nel testo fondamentale di Hardy e Wrigth ([2]) a pagina 351.

Le costanti matematiche costituiscono un capitolo della matematica molto studiato e attivo. Uno dei massimi esperti del campo è Steven R. Finch che ha scritto anche un libro sull'argomento; si veda il suo importante sito: Mathematical Constants .

Naturalmente siamo noi che "promuoviamo" alcuni numeri, dando loro uno status privilegiato, in base ai nostri interessi, alle nostre conoscenze. Per quanto avanti proceda la storia dell'umanità solo un numero finito di numeri potrà essere promosso. Siamo esseri finiti e limitati.

Soltanto Dio conosce i numeri uno a uno, può ammirare le loro segrete relazioni e ascoltare la loro inesauribile e profonda armonia!


Riferimenti

[1] - Julian Havil, Exploring Euler's Constant, Priceton University Press (2003)

[2] - G.H. Hardy - E. M. Wright, An Introduction to the Theory Of Numbers, Oxford University Press, (fourth edition) (1975)

In Rete

Twin Primes

Introduction to twin primes and Brun's constant computation

Euler-Mascheroni constant

Numbers, constants and computation

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